Artisti al lavoro, a Narni si prega di disturbare

De Dominicis, Pistoletto, Pascali, Ontani, Carla Accardi, Kounellis, Moravia, Magrelli, Argan, nei ritratti di Salvatore Piermarini in mostra al centro La Stanza

Salvatore Piermarini. Giulio Carlo Argan, 1982. In mostra a La Stanza, Narni

Salvatore Piermarini. Giulio Carlo Argan, 1982. In mostra a La Stanza, Narni

redazione 11 giugno 2018Culture

A Narni, in Umbria, a un’ora da Roma, c’è “La Stanza” dal sottotitolo poetico e filosofico che infonde fiducia: “Ci sono cieli dappertutto”. È “un luogo per le arti, di creazione, ma anche di ricerca e di raccoglimento, di felicità, di pellegrinaggio. Un modo di giocare con la verità”. È un luogo di libertà di pensiero dove confluiscono più saperi, esperienze, all’impronta della curiosità culturale, artistica e umana. Servono, posti di cultura come questo. Lo ha ideato e lo guida lo scrittore Beppe Sebaste, lo gestisce il collettivo del blog radiostanza in http://www.stanza.cloud/


Come spiega il sito, “quattro volte l’anno, per la durata di una stagione, la Stanza sceglie un tema che artisti, poeti, scrittori, video-maker, performer, filosofi e pellegrini sono invitati a esplorare e sviluppare in diverse direzioni. Nel corso dell’evento stagionale si susseguono esposizioni collettive e personali, letture, laboratori, seminari, performance, concerti, giochi, spettacoli, proiezioni di film e altre iniziative pertinenti”.


Per questa estate, nella sua sede non lontana da Palazzo Eroli dove si tiene il quarto Festival di fotografia Narnimmaginaria, la Stanza ospita la mostra di foto “Lasciare un segno”, curata da Sebaste e dalla giornalista e critica letteraria Stefania Scateni: si tratta di scatti di Salvatore Piermarini (nato nel 1949) su artisti e scrittori negli anni ’60, '70, '80.


Poiché Narnimmaginaria 2018 ha come tema il lavoro, la mostra alla Stanza affronta l’argomento con uno sguardo un po’ tangenziale, tutt’altro che scontato: Salvatore Piermarini inquadra infatti  “il lavoro degli artisti, letterati e critici che grazie a queste fotografie ci fanno immaginare un’epoca d’oro, fatti dei gesti dell’arte e della creatività altrimenti invisibili”. Perché, come chiese Joseph Conrad con una domanda passata alla storia, “come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”


Come annota lo scrittore, si tratta di “un reportage dal vivo del lavoro spesso invisibile di molti artisti tra cui Gino De Dominicis, Cesare Tacchi, Salvatore Scarpitta, Michelangelo Pistoletto, Pino Pascali, Luigi Ontani, Carla Accardi, Jannis Kounellis, Wolf Vostell e tantissimi altri, oltre a poeti e scrittori, da Alberto Moravia a Valerio Magrelli o Carlo Bordini, e storici dell'arte come Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi o Simonetta Lux (…) . Ma sia chiaro: Lasciare un segno, come l’arte e la letteratura prese sul serio, non c’entrano nulla con la comunicazione. Per dirla con Gilles Deleuze, “non ci manca certo la comunicazione, anzi ne abbiamo troppa: ci manca la creazione. Ci manca la resistenza al presente“.Scrive ancora Sebaste, in un passo del suo testo su Piermarini: “Ha cominciato giovanissimo a fotografare l’arte contemporanea. Uscito dal liceo classico affamato di tutto quello che a scuola non veniva insegnato, si innamorò delle prime avanguardie e sentì di capire tutto il nuovo che scopriva nell’arte. Viene anche da quello spirito di scoperta il senso aurorale di freschezza che le sue fotografie emanano, dove gli artisti sembrano tutti (e sono) intensamente giovani, giovani per sempre (for ever young)”. E un altro passo rimanda alla frase di Conrad: “ Oggetti senza le persone, persone senza le cose. Ci sono artisti che provano smarrimento, noia, vertigine, a volte gioia. Sorridono, camminano, muovono le mani. Sembra sempre che non facciano nulla, o siano affaccendati in piccole cose senza importanza. Stanno in piedi o seduti, scrivono, guardano, e in generale aspettano, che è la più metafisica e intensa delle azioni. Li guardiamo identificandoci nei loro gesti indifesi di fronte al fotografo, poi come se il nostro guardare lo replicasse in qualche modo, finché ci si chiede: ma chi è l’autore di una fotografia che inquadra l’artista e l’opera d’arte, è quello che sta dentro l’immagine o quello che sta fuori?”



Lasciare un segno di Salvatore Piermarini, La Stanza, via del Campanile 13, Narni (Tr), Umbria. Fino al 20 luglio 2018. Ingresso libero. Aperture: sabato ore 9-12/17-20, domenica ore 11-12/17-20. Per gli altri giorni su appuntamento tel. 333 9911882 - [email protected]