Inscenarono il funerale di Marchionne: licenziati 5 operai della Fiat

La Suprema corte ha annullato il reintegro dei lavoratori: "travalicata la dialettica sindacale"

Sergio Marchionne

Sergio Marchionne

globalist 6 giugno 2018

Non si scherza con l'ad di Fiat Chrysler Automobiles: la Cassazione ha detto si al licenziamento di cinque operai della Fiat che nel 2014 inscenarono il funerale di Sergio Marchionne davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano.
I lavoratori furono licenziati dall'azienda ma la sanzione, confermata dal tribunale di Nola, venne annullata dalla Corte d'appello di Napoli che ordinò il reintegro, escludendo la giusta causa.
Ora la Suprema corte, decidendo nel merito, ha accolto il ricorso dell'azienda e detto sì ai licenziamenti ritenendo "travalicati i limiti della dialettica sindacale".
I fatti riasalgono a due manifestazioni del giugno 2014 organizzate davanti al polo logistico di Nola per chiedere il ritorno a Pomigliano degli oltre 300 lavoratori distaccati dal 2008 e da allora in cassa integrazione.
I cinque operai licenziati, Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, dopo il suicidio di un collega e il trasferimento di altri, avevano inscenato il funerale dell'ad di Fiat Marchionne, cui attribuivano la responsabilità, e simulato la sua veglia funebre.
Secondo la Cassazione, che ha cancellato la decisione dei giudici d'appello di Napoli, che nel 2016 ne avevano risposto il reintegro nel posto di lavoro, "le modalità espressive della critica manifestata dai lavoratori hanno travalicato i limiti di rispetto della democratica convivenza civile, mediante offese gratuite, spostando una dialettica sindacale, anche aspra" su "un piano di non ritorno che evoca uno scontro violento e sanguinario", con "un comportamento idoneo a ledere definitivamente la fiducia che sta alla base del rapporto di lavoro".
La sezione lavoro della Cassazione ricorda che la libertà dell'attività sindacale non può travalicare i limiti del cosiddetto "minimo etico". E ravvisando un errore di diritto nella decisione d'appello, ha deciso nel merito la causa confermando i licenziamenti.