Il Tg1 trasmetta in diretta i funerali di un operaio: non le nozze di Megan e Harry

Per il matrimonio di casa Windsor il Servizio Pubblico manderà tre giornalisti a Londra. La dimostrazione della colonizzazione culturale

Royal Wedding

Royal Wedding

globalist 17 maggio 2018

La notizia l’ha data lo stesso telegiornale: “Sabato il Tg1 seguirà in diretta la cerimonia. Gli inviati saranno Monia Venturini e Stefano Belardini e il corrispondente Marco Varvello".
Sembra uno scherzo, eppure non lo è. Stiamo parlando anzitutto del Tg1 e non di Rai Uno; stiamo parlando del Servizio Pubblico e non di una delle tante reti commerciali che in nome dell’audience nei decenni passati si sono inventati la qualunque.
Possibile che per un evento mediatamente montato a dismisura la rete ammiraglia del servizio pubblico debba dedicare una diretta impegnando tre bravi giornalisti?
Globalist - e chi lo legge lo sa bene - non è una testata che cavalca la demagogia. Né tantomeno è un giornale integralista e puritano nel quale è vietato ridere o sono vietate pause di leggerezza.
Ma la diretta per il matrimonio di un principe dimostra che l’informazione si è definitivamente piegata al gossip e che il Servizio Pubblica non si sottrae alla colonizzazione sub-culturale da telenovela, per quanto in questo caso i protagonisti siano reali.
Il mondo è dilaniato da guerre e povertà (che peraltro bravissimi giornalisti della Rai stanno raccontando) e la favola della moderna Cenerentola sembra come la rappresentazione rassicurante dei ricchi buoni e umani nei quali immedesimarci. Oh la principessina. Oh Harry. E giù mitragliate di luoghi comuni con un misto di falsa ingenua sopresa: guardate, ha sorriso. Guardate hanno salutato la folla festante. Signora, quale la sua emozione nel vedere questa bellissima storia d’amore…
Eppure i bravi inviati della Rai potrebbero essere meglio utilizzati per raccontare qualcosa che faccia riflettere e prendere coscienza gli italiani.
Un tempo, nei terribili anni di piombo, la Rai trasmetteva in diretta i funerali delle vittime del terrorismo. Anche in quel modo si trasmise una maggiore consapevolezza dell’orrore.
Nei primi mesi del 2018 sono morti sul lavoro 258 persone. Due al giorno. Più morti di quanti l’Isis sia riuscito a farne in Francia dopo ani di attentati.
Trasmettere in diretta quel funerale, forse, potrebbe sensibilizzare molto più la gente su tragedia quotidiane che vengono accettate passivamente, senza che davvero si faccia nulla.
Se l’Isis avesse ucciso in 4 mesi 250 persone in Italia ci sarebbe lo stato d’emergenza e l’esercito in strada. Invece nulla.
Senza moralismi, senza integralismi, senza essere con il venerabile Jorge de Il Nome della Rosa che aborriva la commedia e il riso, dichiamo che non è questo il servizio pubblico che ci meritiamo.
Con tutto il rispetto chissene frega di Megan e Henry. Ma la risposta già l’immaginiamo: l’audience, gli sponsor. Infatti: chissene frega della morte di un operaio che non fa audience e non porta sponsor