Da venerdì in vigore il Gdpr sui dati personali: multe per chi non rispetta le regole

Il regolamento europeo manda in soffitta il testo italiano del 2003

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globalist 24 maggio 2018

Entrerà in vigore in Italia da venerdì 25 maggio il Gdpr (General Data Protection Regulation), il nuovo regolamento dell'Unione europea 2016/679 sulla privacy on line (qui il testo completo).La normativa, in Italia come negli altri Paesi dell'Unione, sostituirà le attuali leggi vigenti in materia: l'obiettivo è quello di garantire diritto all'oblio e più protezione e trasparenza per i cittadini.


Chi fornisce servizi su internet dovrà allinearsi al provvedimento, con il consenso esplicito dei clienti per l'utilizzo dei dati; questo non solo nel settore pubblico e delle imprese, ma anche dei privati e di conseguenza possegga dei dati, anche solo indirizzi di posta elettronica per l'invio di newsletter.


La novità, in questi giorni, ha già portato app e servizi online a contattare via mail i propri utenti per comunicare l'entrata in vigore del regolamento, con la possibilità per i clienti di recedere l'utilizzo dei dati.


Il cardine della normativa, destinato nel nostro Paese a soppiantare l'attuale Codice Privacy (Decreto Legislativo n. 196/2003), è rappresentato dal principio di "responsabilizzazione" per i titolari del trattamento, che dovranno assicurare e comprovare il rispetto del trattamento dei dati personali.
Questo in linea generica, ma sono diversi i punti basilari che compongono la nuova normativa: diritto all'oblio e portabilità dei dati, notifiche di eventuali violazioni agli utenti e alle autorità, con la possibilità di rivolgersi ad un'unica autorità di vigilanza (che dovrà attivarsi e fornire una risposta nel giro di tre mesi).


I fornitori di servizi online, chiunque tratti informazioni sensibili, dovranno inoltre dotarsi della figura del "responsabile della protezione dati". La lista comprende istituti di credito e assicurazioni, partiti e sindacati, centri di assistenza fiscale e società di call center, tra le altre. Ecco il perchè dell'ondata di mail che ha interessato la casella di posta elettronica di migliaia di utenti. 


L'Ue non intende concedere proroghe o concessioni particolari: l'inosservanza della normativa (approvata nel maggio del 2016 e ora definitivamente applicabile senza apposite leggi di recepimento all'interno delle varie nazioni) può portare infatti a sanzioni anche fino a 20 milioni di euro o fino al 4% del fatturato mondiale totale se superiore a tale cifre.


Il regolamento composto da 99 articoli (parte del "Pacchetto protezione dati" dell'Ue) intende garantire il massimo riguardo per i minori. I ragazzi fino a 16 che vorranno utilizzare servizi online avranno infatti bisogno dell'autorizzazione dei genitori. In questo caso gli Stati potranno anche portare l'età a 13 anni, limite massimo consentito.