Caro Facci, preferiamo essere 'buonisti' che insultare le ragazzine stuprate

La 14enne violentata ha ottenuto un risarcimento (che non intascherà) di 1 miliardo di dollari. E il giornalista si lamenta che è troppo...

Hope Cheston

Hope Cheston

Giuseppe Cassarà 27 maggio 2018

‘Chi se ne frega’ scrive Filippo Facci su Libero di oggi, ‘se ci additeranno per cattivo gusto o se diranno che noi uomini (ma anche tante donne, crediamo) non possiamo capire cosa sia uno stupro: ma subirne uno in cambio di un miliardo di dollari (un-miliardo-di-dollari) come dire, se ne può perlomeno parlare’.


Ha ragione, signor Facci, quindi non si offenderà se le diciamo che la provocazione sua e del suo giornale sono l’ennesima palata di concime per quegli uomini (e tristemente, crede bene, anche tante donne) che non è che non possano capire cosa sia uno stupro, ma che difettano di una qualità umana come l’empatia, annebbiati forse dal desiderio di raccogliere consensi da quello zoccolo duro di maschilismo che nutre e fa prosperare la maggioranza di questo paese, forse dalla meschina cattiveria di cui il suo articolo e il suo giornale sono intrisi.


Perché, signor Facci, per capire qualcosa non è necessario averla provata sulla propria pelle: questo suo mettere le mani avanti (piace tanto, ai peggiori critici della comune decenza, scusarsi in anticipo prima di affondare il coltello) tradisce in realtà un malcelato desiderio di far parlare di lei, della sua provocazione mascherata da coraggio di dire quello che pensa, quando quello che pensa, in tutta la sua atroce semplicità, è quanto segue: a risarcire le donne, e nel caso cui lei fa riferimento, le bambine (la ragazza della Georgia aveva 14 anni) vittime di stupro, finisce che poi ci si abituano e finiscano per lucrarci sopra. Perché le donne sono così, è cosa nota: gli dai un dito e si prendono tutto il braccio.


Ora, è inutile spiegarle (perché lo sa già sicuramente) che il risarcimento di un miliardo di dollari è un simbolo, perché – e se chi la legge avesse letto la notizia originale lo saprebbe – persino l’avvocato di Hope Cheston (la ragazza in questione), sa che l’azienda di sorveglianza che deve risarcirla non ce l’ha un miliardo di dollari. Lo sa probabilmente anche la vittima, lo sa l’azienda, lo sa il giudice che ha emesso la sentenza. Non è di soldi che stiamo parlando, ma di responsabilità: l’azienda è stata multata perché in 8 anni non ha mai chiesto scusa alla ragazza, stuprata da un suo dipendente, non si è mai interessata al suo destino, l’ha percepita, invece, come una scocciatura. Responsabilità: come la sua, signor Facci, che scrive un articolo che offende profondamente non solo chi, come scrive, è stato stuprato nella sua vita, ma anche chi, ad esempio, ha una madre, una sorella, una fidanzata o una figlia che sono state violentate, e anche chi, semplicemente, è ancora in grado di provare quell’umana empatia senza sentirsi, come dite voi? Un buonista. E se essere buonisti significa non scadere così in basso come ha fatto lei con il suo articolo, ben venga il buonismo, ben venga il politicamente corretto, se significa salvezza dall’imbarbarimento cui pensieri come questi ci stanno, ogni giono di più, condannando.