Ultimo psicodramma all'Unità: i giornalisti cassaintegrati costretti a scioperare

La storia paradossale del quotidiano fondato da Gramsci dove regole e diritti vengono bellamente disattesi

L'Unità

L'Unità

globalist 6 giugno 2018

di Antonio Ruju

Avete mai sentito di cassaintegrati che scioperano? Ebbene tanto accade all'Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Proprio un anno fa le pubblicazioni del giornale vennero sospese. Una decisione dei due soci di Unita. srl: da una parte il gruppo Pessina-Stefanelli, dall'altra il Partito Democratico. Quest'ultimo ha responsabilità politiche che vanno oltre quelle aziendali. Innanzitutto è proprio il Pd di Renzi a scegliere il socio di maggioranza (che suddivide i propri interessi tra mattone e acque minerali) , in secundis mentre 28 giornalisti e 6 poligrafici vanno a casa, i Dem hanno la brillante idea di varare Democratica, un Pdf poi trasformato in sito on line. Dal Giglio magico, che oltre Renzi vede in pole positione il tesoriere Bonifazi, neppure una parola sulla morte dell'Unità. A dirigere la testata (testatina, via) è chiamato un altro fedelissimo dell'ex sindaco di Firenze: il rutilante Andrea Romano.
Incipit necessario. Ma veniamo ad oggi. L'Unità chiude, dunque. Non paga gli stipendi arretrati ai suoi lavoratori, lascia perfino senza cassaintegrazione i poligrafici, la testata viene pignorata dagli stessi giornalisti, viene messe all'asta e Pessina e Stefanelli se la riprendono con l'obbligo, davanti a un giudice di pagare tutte le pendenze. La legge della stampa dice però che un giornale che non esce per oltre un anno rischia di essere cancellato. Quindi lo scorso 25 maggio esce un numero speciale dell'Unità, 4 pagine appena, 4 giornalisti richiamati. Il peggio è scongiurato. C'è un altro anno davanti per tentare di mettere in sesto la testata. E invece in spregio delle regole ecco cosa accade e che denuncia il Cdr, il sindacato interno al giornale. "Pochi giorni fa - spiega il Comitato di Redazione - nove redattori vengono richiamati a lavoro con tanto di ordine di servizio via raccomandata".
C'è scritto che devono presentarsi in redazione (redazione che non esiste, è un cantiere) per la fattura di un numero speciale del quotidiano da mandare in edicola sabato 9 giugno. "Si tratta della ennesima situazione paradossale in cui ci troviamo: ovvero la rottura unilaterale dell'accordo siglato al ministero del Lavoro con il quale l'azienda ha chiesto ed ottenuto la cassa integrazione a zero ore per i dipendenti per cessazione delle pubblicazioni. Oggi l'amministratore delegato e il direttore incaricato comunicano che intendono disattendere quell'accordo e quindi ci richiamano al lavoro, pur in un regime di cessazione delle pubblicazioni".
Un accordo siglato al ministero del Lavoro, un accordo ufficiale, mica bruscolini. Quindi i cassaintegrati dell'Unità, con il pieno sostegno della Federazione Nazionale della Stampa, sono in sciopero. Da oggi e per tre giorni. "Noi siamo pienamente disponibili a tornare al lavoro ma nel rispetto delle regole - dicono dal Cdr - L'azienda se vuole riprendere a pubblicare e a stampare il giornale deve dotarsi di un piano editoriale e un piano industriale, che preveda un organico definito. Vogliamo solo ricordare che noi lavoratori - continuano - abbiamo sempre difeso la testata: lavorando senza retribuzione e anche quando l'azienda per proprie responsabilità non è stata in grado di garantirne la stampa e la distribuzione in edicola".