Becchi in TV insulta Calabresi: dirige il ‘giornale dell’orfano’

L’ex grillino ora ultraleghista oltraggia la memoria del commissario che fu assassinato da esponenti di Lotta Continua

Sky tg 24

Sky tg 24

globalist 7 giugno 2018

Il professor Paolo Becchi, ‘ideologo’ del M5S ma da tempo passato a posizioni ultraleghiste ha dato il meglio si sé nel corso di un’intervista a SkyTg24 in cui ha insultato la memoria di Luigi Calabresi, ucciso da Lotta Continua nel maggio del ’72 a Milano e padre di Mario Calabresi, attuale direttore di Repubblica. 


A @SkyTG24 @pbecchi definisce @repubblica "il giornale dell'orfano". @dbellasio: "Spero di aver capito male, ma preferisco che non lo ripeta. Dovrete scusarvi"@mariocalabresi pic.twitter.com/tvKYtDSEMi


— nonleggerlo (@nonleggerlo) June 7, 2018


È proprio con il figlio Mario che Becchi se l’è presa, definendo Repubblica il ‘giornale dell’orfano’, in un vero e proprio capolavoro del cattivo gusto. Le reazioni dei giornalisti di Sky sono state immediate e hanno invitato Becchi a scusarsi, ma il professore, testardo, ha deciso di tirare dritto: “scusarmi? Non ci penso nemmeno, ho detto la verità”.



E la verità l’ha detta, certo, ma con un sprezzo della storia che ben si accompagna all’episodio recentissimo di Conte che non ricorda il nome di Piersanti Mattarella. Un atteggiamento vergognoso che tradisce una natura meschina e arrogante.


Per chi avesse bisogno di un ripasso di storia italiana: Luigi Calabresi fu un poliziotto finito suo malgrado sotto i riflettori della cronaca anche prima della sua morte. Calabresi fu infatti indicato quale responsabile di un altro grande mistero d’Italia, ossia la morte dell’anarchico Pinelli, avvenuta nel 1969, precipitato (per molti gettato, benché le indagini smentirono questa ipotesi) da una finestra della questura di Milano.


Pinelli era stato fermato perché sospettato dalla polizia di essere uno dei terroristi che piazzarono le bombe che uccisero 17 persone a Piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre del ’69. Convocato dalla polizia, Pinelli precipitò dalla finestra della questura. Era il 15 dicembre.
Le forze dell’ordine indissero una conferenza stampa in cui dichiararono che Pinelli si era suicidato, ma pochi giorni dopo il suo alibi fu confermato, risultà estraneo alla strage di piazza Fontana (oggi sappiamo opera dei neofascisti) e in tutta Italia salì lo sdegno verso la polizia, accusata di aver ucciso Pinelli. 


Tale sdegno si concentrò soprattutto su Calabresi, anche se fu dimostrato che non era nemmeno nella stanza al momento della morte di Pinelli. Scritte infamanti su Calabresi comparivano ogni giorno sui muri d’Italia. 


Le minacce di morte a Calabresi divennero realtà quando, il 17 maggio del ’72, qualcuno lo uccise fuori dal portone di casa, a Milano. Lasciava la moglie incinta del  terzo figlio e gli altri due bambini, tra cui Mario Calabresi che sulla vicenda scrisse un libro, ‘Spingendo la notte più in là. 


Per l’omicidio furono accusati e arrestati e infine condannati molti anni dopo quattro ex membri del movimento di estrema sinistra Lotta Continua: Ovidio BompressiLeonardo MarinoGiorgio Pietrostefani e Adriano Sofri