Vittorio Feltri, da provocatore a patetico Pierino di una commedia triste

Aggressivo, estremo, eccessivo, randellatore. Però un tempo il direttore di Libero con i suoi titoli sparati almeno alzava il dibattito. Ora purtroppo somiglia a una maschera patetica

L'editoriale di Feltri oggi su Libero

L'editoriale di Feltri oggi su Libero

globalist 10 giugno 2018

Vittorio Feltri oramai ha 75 anni, l'età della saggezza. Eppure continua imperterrito nella parte stanca, abbastanza noiosa, del Pierino della stampa italiana. Un Pierino pecoreccio come nella bassa commedia all'italiana.


Fare l'agente provocatore in ogni modo: titoli sparati, editoriali al limite della pornografia. Era più divertente quando tirava la volata alla finta nipote di Mubarak, Ruby, e alle Olgettine alla corte del suo amico Silvio Berlusconi. Il giorno dopo il Gay Pride, dalle pagine di Libero, Feltri dice la sua. Il titolo è "Sempre sia lodato il ricchione" mentre il pezzo, in attacco, recita: "Una volta era severamente vietato essere frocio. Ricordo che, quando ero un ragazzo, in alcuni cinema non era raro che nel bel mezzo del film si sentissero volare ceffoni e cazzotti, allora si capiva che qualche signorino aveva allungato un po' troppo la mano, tuttavia non sulla signora che gli stava accanto, bensì sul signore. Il giovane, reo di avere provato a ravanare un altro uomo con la complicità delle luci basse, veniva affidato quindi alle forze di polizia e lo si guardava con disprezzo, perché essere froci era non solo una vergogna, ma addirittura un turpe reato, un abominio, per quanto questo oggi ci sembri inconcepibile. Personalmente non ho nulla contro i gay. Soprattutto da quando non rimorchiano più nei cinema, che peraltro neanche frequento: mi dicono siano peggiorati vigendo il divieto di fumare. Anzi, mi trovo quasi in sintonia con i froci, poiché spesso sono dotati di una sensibilità quasi femminile, che riconosco pure in me stesso e che ammiro molto nelle donne. I busoni mi piacciono, sebbene non sia ricchione. Ho un animo frocio, anche se non tradirei mai la patata cui giurai devozione eterna".
Ecco, tra patate, ricchioni, busoni e altri termini presi in prestito dalla catena degli stereotipi del tardo Novecento, Feltri forse vorrebbe (ancora) un po' provocare, forse divertire almeno i suoi lettori.


Invece col tempo si sta trasformando in una maschera patetica col suo busto di Mussolini nello studio e le dichiarazioni su Hitler "severo ma giusto". Poiché nel 2014 ha preso la tessera dell'Arcigay, suggeriamo gli venga revocata. Almeno quella. Tanto il tesserino da giornalista, a spregio di un'intera categoria continuerà a brandirlo come un manganello, mentre l'Ordine preposto dorme.