C'è la gabella pure per dire addio al morto: 250 euro per l'ultimo saluto

Pochi minuti per una preghiera prima della cremazione del tuo caro al cimitero Flaminio? Si paga. E così se invece la salma viene cremata fuori comune. La strategia del 'caro estinto'

Cimitero Flaminio

Cimitero Flaminio

globalist 16 aprile 2018

Vuoi passare dieci minuti, non di più davanti alla bara del tuo caro prima della cremazione? Paghi. Succede a Roma, come denuncia una cittadina indignata che per poter vedere la salma della madre si è vista presentare un conto a tre cifre da parte degli addetti al cimitero. Esattamente 250 euro.
L'edizione romana di Repubblica, che ne ha raccolto l'indignato sfogo, racconta una storia che ha dell'incredibile: la signora Fabia Ranzani, quarantenne, si è recata al cimitero Flaminio per visitare il feretro della madre, custodito al camposanto da una settimana in attesa della cremazione.
Tuttavia al momento di chiedere indicazioni per poter accedere alla camera ardente, riferisce, "con mia grande sorpresa mi sono sentita rispondere che per farlo dovevo pagare". Una richiesta giustificata in base a un apposito tariffario, che alla voce "commiato effettuato in giornate successive all'entrata della salma in cimitero" riporta un prezzo di ben 202 euro più Iva. Ma non finisce qui. C'è anche un'altra tassa nel caso un cittadino romano decida di essere cremato altrove magari per non aspettare 15 giorni nel 'purgatorio' fatiscente di Prima Porta, l'unico cimitero della città fornito di forno crematorio: in questo caso il Campidoglio pretende una tassa che chiama cremazione fuori comune di circa 250,00€. Anche se non muove un dito. Per non dire poi degli scandali su errori di salme e il luogo stesso dove le bare sono ammassate in attesa dell'agognata cremazione: un luogo che aggiunge sconcerto al dolore. 
Accade a Roma, servizi cimiteriali affidati all'Ama (l'azienda che dovrebbe occuparsi di nettezza urbana, e vediamo con quali indecenti risultati) mentre i camposanti  sono sempre più di frequente preda di vandali. La cosa più semplice che rubano sono i fiori (poi rivenduti, un vero e proprio racket), spessissimo i vasi, talvolta direttamente le lapidi. E dobbiamo dirci quasi fortunati visto quanto è accaduto di recente a Torino. Qui, nel cimitero centrale, una banda di sciacalli si è macchiata di crimini nefasti: cadaveri depredati dei preziosi nelle bare, anche dei denti d'oro, truffe nelle cremazioni e grigliate organizzate all'interno del cimitero. In carcere sono finiti 15 addetti, anzi becchini. I reati contestati sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, falsificazione di atti, peculato, distruzione e soppressione e sottrazione di cadavere, ricettazione e concussione.