Ventenne portata in Pakistan dai genitori e costretta ad abortire: un nuovo caso Sana?

Disperati messaggi su WhatsApp della studentessa per chiedere aiuto agli amici

Portata in Pakistan e costretta ad abortire

Portata in Pakistan e costretta ad abortire

globalist 17 maggio 2018

Una giovane studentessa di 20 anni di origine pakistana e residente a Verona, sarebbe stata portata nei mesi scorsi dai parenti nel paese di origine e qui costretta ad abortire il figlio che aveva concepito con il suo ragazzo, un veronese che frequenta la sua stessa scuola, e che aveva deciso di tenere.
La vicenda, raccontata dai quotidiani locali, è basata sui messaggi che la giovane avrebbe inviato via WhatsApp alle compagne di scuola, che hanno informato la dirigenza scolastica. Sulla base della segnalazione dei docenti si è attivata la Digos della Questura di Verona. Gli investigatori hanno attivato il consolato pakistano in Italia mettendo a disposizione tutto il materiale e le testimonianze raccolte.
La ragazza, secondo quanto ricostruito, è scomparsa da Verona da febbraio. Da allora nessuno l'ha più vista anche se, prima della sua sparizione, aveva detto "ci vediamo tra una settimana". Invece da allora si sono interrotti i contatti con gli amici e i compagni di classe.
Tutto questo fino a qualche settimana fa quando la ragazza ha ripreso a scrivere chiedendo aiuto e dicendo che il padre potrebbe anche ucciderla. "Tutto dev'essere fatto in una volta, se no stavolta mio padre uccide pure me", ha scritto ad un'amica nei giorni scorsi. Solo l'ultimo di una serie di messaggi da brivido, tra Whatsapp e clip audio. Grida d'aiuto nelle quali la giovane avrebbe persino raccontato di essere stata costretta ad abortire una volta arrivata in Pakistan e poi legata per giorni a una sedia e "sedata" con i medicinali.
I messaggi arrivati dal Pakistan hanno spaventato le compagne di classe della giovane e i professori che hanno denunciato i fatti alla polizia. Temono che la loro amica possa andare incontro allo stesso destino di Sana Chema, la 25enne pakistana che viveva a Brescia ed è stata uccisa dal padre e dal fratello nel villaggio di Mangowal, in Pakistan. Un delitto maturato in ambito familiare, per punire quella giovane che rifiutava il matrimonio combinato con un connazionale.
La ragazza pakistana scomparsa da Verona, quando ha preso l'aereo insieme ai parenti a febbraio, era incinta. Il frutto di una relazione con un ragazzo veronese che suo padre non avrebbe tollerato. E il viaggio non sarebbe stato che un tranello per costringerla ad abortire. Alle amiche, infatti, la giovane aveva raccontato che doveva tornare nel suo Paese per il matrimonio di un fratello e che sarebbe ritornata nel giro di pochi giorni.