Sarà sui campi nomadi di Roma il primo scontro tra Lega e Movimento 5 stelle?

Salvini userebbe la ruspa, Virginia Raggi sceglie un approccio inclusivo. Il Contratto di governo lascia spazio alle interpretazioni

Virginia Raggi

Virginia Raggi

globalist 5 giugno 2018

Forse non sfocerà in uno una battaglia aperta, ma le divergenze tra la linea del sindaco Virginia Raggi, quanto scritto nel Contratto di governo e i convincimenti del ministro dell'interno in materia di sgombero dei campi rom sembrano porre le premesse, se non altro, di una forte litigata. Il Contratto rafforza, sulla carta, il ruolo di autonomia che va riconosciuto a Roma Capitale, e Raggi potrebbe approfittarne per non rinunciare ad una politica nei confronti dei nomadi che viene giudicata molto inclusiva.



Salvini, da parte sua, ha sempre detto che quei campi li vorrebbe smantellati tutti per motivi di ordine pubblico. Infine ancora il Contratto parla di rimozione per i soli insediamenti irregolari, ma la differenza tra questi e i campi irregolari è, agli occhi di una certa parte di opinione pubblica, troppo sfumata. 


L’accordo che è alla base della coalizione di governo tra Lega e M5S, quando si tratta di Roma, parla chiaro. Dice: "Si intende rilanciare il disegno attuativo delle disposizioni costituzionali su Roma Capitale (art. 114 Cost.) con legge dello Stato. Verrà in tale modo sancito un nuovo Patto tra la Repubblica e la sua Capitale, restituendole nuova e definitiva dignità". La riforma fu voluta anni fa da una maggioranza di centrodestra di cui faceva parte la Lega.


Ora, il fatto è che il problema dei nomadi, a Roma, è particolarmente sentito ed è indicato come una delle emergenze più o meno conclamate della Capitale. Inutile dire che anche in questo Roma è vetrina; cosa accade nell’Urbe, quindi, finisce per valere in tutto il Paese.


Ad aprile la maggioranza grillina in Campidoglio ha approvato, in materia, una delibera in cui si applica ai Rom un trattamento per diversi aspetti simile a quello deciso con i migranti. Tra le altre cose, nota il Messaggero, si apre all’accoglienza nelle famiglie. Cioè: in condizioni di particolare fragilità, singoli o piccoli gruppi di Rom potranno essere ospitati da famiglie, per le quali sarebbe previsto un contributo del Comune.


Lo scopo è quello di svuotare letteralmente i campi rom, un po’ alla volta cominciare dal 2020.


Salvini è favorevole alla chiusura di tutti i campi Rom. Fecero discutere nell'aprile 2015 le sue dichiarazioni a proposito: "Cosa farei io al posto di Alfano e Renzi? Con un preavviso di sfratto di sei mesi, visto che non c'è la bacchetta magica e non si fa niente in quarto d'ora, io preannuncio la ruspa e poi spiano, rado al suolo tutti i campi rom", disse a 'Mattino 5'. "In Europa non esistono i campi rom. I rom hanno i diritti e i doveri di tutti gli altri cittadini. Quindi, con questo preavviso di sei mesi, si organizzano e si attrezzano: comprano o affittano una casa".



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Già lo scorso anno, di fronte ad una serie di prese di posizione di Virginia Raggi, il leader leghista aveva usato parole molto esplicite. «Il ‘Piano Rom’ del sindaco Raggi prevede un contributo fino a 10.000 euro a famiglia Rom per pagare affitto e bollette, fino a 5.000 euro per l'avvio di piccole realtà imprenditoriali (chissà in quali settori: gioielleria, casseforti o ricambi auto?). Sono previste poi la legalizzazione di "mercatini dell'artigianato" (o del rubato?) e la regolarizzazione dei "riciclatori di metallo" (o ladri di rame?). Costo previsto quasi 4 milioni di euro dell'Europa, quindi nostri», aveva detto. Anche se non era stato del tutto preciso.


Più 'soft' la posizione espressa nel contratto di governo, in cui si parla di un "superamento" della formula e di chiusura dei soli campi irregolari. Questo non toglie, comunque, che fino alla vigilia dell’ultima revisione del concordato si fossero diffuse notizie sulla volontà leghista di mettere nero su bianco il ricorso al pugno duro.


"Il dilagare dei campi nomadi, negli ultimi anni, l'aumento esponenziale di reati commessi dai loro abitanti e le pessime condizioni igienico-sanitarie a cui sono sottoposti ha reso tale fenomeno un grave problema sociale con manifestazioni esasperate soprattutto nelle periferie urbane coinvolte - si legge adesso nel Contratto -. Ad oggi circa 40 mila Rom vivono nei campi nomadi e il 60 per cento sono minori. Sono pertanto necessarie le seguenti azioni: chiusura di tutti i campi nomadi irregolari in attuazione delle direttive comunitarie; contrasto ai roghi tossici; obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l'allontanamento dalla famiglia o perdita della potestà genitoriale. In ogni caso, proponiamo di intervenire per il pieno superamento dei campi Rom in coerenza con l'ordinamento dell'Unione Europea".


Una dizione, quest’ultima, che lascia spazio a diverse interpretazioni. E a numerose possibilità di scontro.