Virginia Raggi, la ragazza dello zoo di Roma

Nel Campidoglio aiutati dal ridicolo si scalano le pareti dell'abisso: Su Facebook nasce un gruppo, "Tutti per Roma, Roma per tutti"

Di Maio e Virginia Raggi

Di Maio e Virginia Raggi

Onofrio Dispenza 16 maggio 2018

"Chiama Roma 06.0606 le dà il benvenuto...". Nell'attesa di parlare con un operatore, il Comune della Capitale ti intrattiene con "La Primavera" di Vivaldi. Non male, ti fa pensare alle farfalle che saltellano di fiore in fiore. Dopo qualche minuto, eccola l'operatrice, che a quel punto immagini vestita, lieve, come la Primavera di Botticelli, e invece - poverina - avrà sulle spalle ore ed ore di telefonate arrabbiate che spaziano dalle buche sempre più profonde alle montagne di spazzatura sempre più alte, passando dalla condotta scoppiata oggi in Corso di Francia e che ha mandato in tilt una strada tra le più incasinate.       "Comune di Roma, come posso esserle utile?" Ed io: "Buon pomeriggio, signora, chiamavo per prenotare un gregge...".  


"Mi scusi, diceva?"                                                                                                         "Dicevo che ho letto dell'idea del Comune, dell'assessore, del sindaco, di usare pecore e capre per sfoltire le aiuole....E volevo prenotare un gregge per liberare il verde di via Unione Sovietica, al Villaggio Olimpico..".


 "Un attimo, attenda...". Rieccola "La Primavera" di Vivaldi, rieccole le farfalle...                 "Guardi...dovrebbe richiamare domattina...". Ok, richiamo domattina, ha ragione lei, con l'erba fresca è meglio per le pecorelle e le caprette.
A due anni dall'ingresso della signora Virginia Raggi in Campidoglio, dopo lo sgomento e la disperazione, si risale la china. Aiutati dal ridicolo si scalano le pareti dell'abisso, si prova a rivedere la luce per reagire.
In città, sui social i romani si organizzano per farsi sentire. Su Facebook nasce un gruppo, "Tutti per Roma, Roma per tutti" che in poche ore raccoglie migliaia di adesioni esasperate che a due anni dall'insediamento della Raggi promettono di ricordarle i danni capitali fatti. alla città. La Raggi non smette di sorprendere. In ultimo, l'idea campestre, e praticabile solo in una piccola comunità dove le pecore si chiamano per nome, le sembra una di quelle idee per le quali poter vibrare nell'aria disegnandosi sulla testa la nuvoletta con dentro la parola "Eureka!", come nei fumetti. A due anni dall'apertura della peggiore sindacatura di Roma, mandato che ha annichilito anche l'esperienza di Nerone, eccola la Raggi, con l'idea di pecore e caprette a fare fronte alle giungle diffuse. Gli ovini non saranno soli. Per la spazzatura sono già operativi grossi nuclei familiari di cinghiali che si muovono tra giardinetti e Lungotevere. Accanto a loro, sempre sul fronte spazzatura, gli infaticabili gabbiani. Alacremente volano da un cassonetto a un cestino dei rifiuti di plastica, scelto apposta fragilissimo, per essere beccato e sventrato senza tante difficoltà.
Riepilogando,  caprette e pecorelle in arrivo, a convergere con cinghiali e gabbiani, senza dimenticare i topolini extra large distribuiti con raziocinio tra centro e periferie, avendo come asse centrale il Tevere.
A regolare il traffico animale, lei, Virginia, la ragazza dello zoo di Roma.