Ascesa e caduta (vertiginosa) di Virginia Raggi, la sindaca che non sa

Bilancio di due anni di mandato. Due inchieste, 8 assessori cambiati, due municipi persi e il mantra della prima cittadina: chi sbaglia paga. E lei pagherà per la gestione pasticciona della Capitale?

Il tweet di Raggi sullo stadio, ieri sera

Il tweet di Raggi sullo stadio, ieri sera

Daniela Amenta 13 giugno 2018

E' il tempismo a colpire. Ieri sera Virginia Raggi ha lanciato l'hashtag #unostadiofattobene celebrando sé stessa, la sua giunta, Parnasi & compagnia. All'alba sono partiti gli arresti. Il che vuol dire una unica cosa: Raggi non ha il polso della città che amministra, non ha informazioni, neppure quelle cortesie istituzionali che talvolta arrivano dalle Procure: almeno avvisarla, guardi sindaca che qui c'è un terremoto. Niente.
Virginia Raggi non sa alle ore 13.00 se il capogruppo del M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara è indagato. E lo è. Non sa esattamente chi sia Luca Parnasi e neppure l'ad dell'Acea Luca Lanzalone. Parliamo dell'Acea, la ricca multiutility di acqua ed energia di cui il Comune detiene il 51%. Lanzalone, dunque, il manager che proprie lei aveva voluto. Se lo ricorda sindaca come andò? A fine 2016 arrivò da consulente in Campidoglio per seguire il dossier stadio. Poi, dopo l'esito positivo della mediazione (e come poteva essere altrimenti?), la nomina a presidente di Acea. Un tecnico di fiduca del M5s, già testato a Livorno per sostenere Filippo Nogarin.


Ecco, la tragedia di questa città dei pasticci è che Virginia Raggi, che non è comunque indagata va detto, non sa. Non sa bene chi sia Parnasi e quando una consigliera comunale dei Cinque Stelle, Cristina Grancio, la avverte, la mette in allarme, lei non ascolta. Anzi - a detta della stessa Grancio -"secreta" un documento sulle criticità dell'affaire stadio, documento firmato da Ferdinando Imposimato, il giudice del caso Moro, non proprio l'ultimo di Piazzale Clodio.
Virginia Raggi non vuole le Olimpiadi ma dà l'ok a uno stadio che - è bene chiarirlo - non sarebbe stato della As Roma ma di Parnasi, un mattonaro. Virginia Raggi non sapeva ieri di Mafia Capitale per la quale è chiamata a rispondere a processo, non sa delle buche, degli autobus che prendono fuoco, di una metropolitana in affanno. Non sa. Alza le braccia.  Non sa del lago di Bracciano prosciugato, dell'immondizia che ci divora, semmai dà la colpa all'opposizione per i frigoriferi lasciati in strada come provocazione. In due anni di mandato ha cambiato oltre 8 assessori, tutti i vertici delle municipalizzate (più volte), ha minacciato la chiusura delle Case delle Donne e dei pochi spazi di socialità che ci sono rimasti. Altro non pervenuto.
Tanto che i 5 stelle perdono l'ottavo e il terzo municipio dove la sindaca non si è mai vista, un totale di oltre trecentomila cittadini, dottoressa Raggi. Non proprio bruscolini. 
E' il suo fallimento, sindaca, è il fallimento di un progetto. Non c'è coerenza, spesso non c'è stata neppure l'onestà intellettuale per ammetterlo. E' il suo fallimento. Ma lo paghiamo noi. Lo paga una città purtroppo.