Stadio, Sabella: "sono sgomento, a Roma siamo alla disperazione"

Il magistrato ed ex assessore alla legalità del Campidoglio: "serve una struttura unica per gli appalti. L'imprenditore 'deve' corrompere tutti per non avere intoppi"

Alfonso Sabella

Alfonso Sabella

globalist 14 giugno 2018

Roma ormai alla disperazione e una macchina amministrativa e burocratica con troppe carenze. E' il commento di Alfonso Sabella, magistrato ed ex assessore alla legalità del Comune di Roma, dopo gli arresti per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sul nuovo stadio dei giallorossi.
''Sono sgomento - ha detto Sabella a Radio anch'io - a Roma ormai siamo alla disperazione. Una volta fui criticato perché dissi che mettere mano alla macchina amministrativa e burocratica del Campidoglio era un'impresa molto più difficile che catturare i grandi latitanti di mafia. L'assessore di Milano Pierfrancesco Maran ormai viene descritto come un eroe, ecco un paese in cui chi fa il proprio dovere diventa un eroe è un paese che dovrebbe porsi tantissime domande''.
''Ormai il 'povero' corruttore - ha proseguito il magistrato - deve oliare sia maggioranza sia opposizione. Abbiamo delle grosse carenze normative. L'imprenditore 'deve' corrompere tutti per non avere intoppi, perché ognuno ha una sorta di diritto di veto".
"Questo avviene - ha sottolineato Sabella - perché ancora oggi non abbiamo strutture uniche, concentrate, con pieni poteri per fare gli appalti come nell'Atene di Pericle dove le opere pubbliche venivano date nella maniera più banale del mondo. La democrazia ateniese sceglieva un architetto al quale affidava l'opera, se la realizzava nei tempi stabiliti ed era di gradimento alla città gli facevano un monumento e lo coprivano di soldi e onori, se sbagliava lo mandavano in esilio''.