Trump ingaggia un avvocato complottista per far fronte alle inchieste

Il nuovo arrivato, Joe DiGenova, è un sostenitore della teoria dei complotti e acerrimo nemico dei Clinton: verso una rivoluzione nel pool legale del presidente

Trump nello Studio Ovale

Trump nello Studio Ovale

Diego Minuti 21 marzo 2018

Dopo la campagna di ''normalizzazione'' della sua amministrazione (da cui sono stati cacciati tutti quelli che non stavano in riga e sull'attenti), Donald Trump sta mettendo mano alla sua squadra di avvocati che, nel prossimo futuro, dovrà confrontarsi con gli esplosivi fronti legali che si stanno aprendo in questo secondo anno della sua presidenza: l'inchiesta sull'interferenza russa nella campagna elettorale del 2016, ma anche il contenzioso con attrice porno Stormy Daniels, che non vede l'ora di potere parlare della loro passata relazione e che chiede che sia cancellato il patto di riservatezza - remunerato - stipulato con un sostenitore del presidente.
Una decisione che è molto difficile perché riguarda la strategia complessiva che Trump dovrà tenere per fare fronte alle accuse che continuano a piovergli addosso ed alle quali sino ad oggi ha reagito con atteggiamenti discontinui, che certo non gli hanno giocato.


A partire dall'aggressività che sta usando per difendersi, mettendo da parte ogni ipotesi di collaborare con gli inquirenti, che contesta spesso usando linguaggi inaccettabili da un presidente.
In quest'ottica rientra l'ingaggio, nella squadra dei suoi difensori, di Joe DiGenova, ex procuratore distrettuale del distretto di Columbia, strenuo sostenitore delle teorie del complotto. Dovrebbe essere lui a costituire la punta di lancia dei difensori di Trump nel delicatissimo dossier del Russiagate, all'indomani del cambio di rotta di Trump che, ormai da giorni, sta attaccando frontalmente e personalmente il procuratore speciale Robert Mueller e la sua inchiesta.
La strategia di difesa di DiGenova parrebbe già delineata, con l'obiettivo di delegittimare l'indagine partendo dal (suo) presupposto che sarebbe stata orchestrata da un gruppo di agenti dell'Fbi colluso con i democratici, e segnatamente con i Clinton.
"L'FBI e il Dipartimento di Giustizia hanno cospirato per violare la legge e negare a Donald Trump i suoi diritti civili", dice DiGenova che, eleggendo i Clinton a nemici personali, arriva a dire che "tutto ciò che interpretano'' si corrompe.
L'arruolamento di di DiGenova, che a Washington viene interpretato come l'annuncio di un cambiamento nella strategia di difesa del presidente, preluderebbe a nuovi arrivi nel team legale, come quello di Ted Olson e Emmet Flood, l'avvocato che ha difeso Bill Clinton nel suo processo di impeachment. Manovre e strategia che, dice il Washington Post, Trump non starebbe discutendo con il capo dello staff John Kelly e il consigliere generale della Casa Bianca Don McGahn. Ennesimo segnale di come ormai, dalle parti dello Studio Ovale, si navighi a vista e seguendo i venti degli scatti d'ira trumpiani. 
Una situazione che, peraltro, risente anche della diversità di vedute dei legali di Trump sull'atteggiamento da tenere nei confronti di Mueller e della sua inchiesta sulle ingerenze russe nella campagna presidenziale del 2016.
Infatti mentre Ty Cobb ha sollecitato la cooperazione con l'ufficio del procuratore speciale, Don McGahn e John Dowd hanno suggerito una atteggiamento più aggressivo. Con Dowd che, peraltro, riferisce il New York Times, avrebbe pensato di mollare perchè


''non ha alcun controllo sul comportamento del presidente". E lo stesso Cobb sarebbe stato ad un passo dal licenziamento.
Il ripetersi di attacchi violentissimi e diretti contro Mueller sta intaccando la fedeltà dei repubblicani al presidente che tempono un colpo di testa (come il licenziameno del procuratore speciale) o la pretesa di una legge che gli dia protezione legale, una sorte di immunità ex post. "Confido che non lo rimuoverà", ha detto ieri il leader repubblica del Congresso, Paul Ryan.