Opposizione imbavagliata, curdi massacrati: Erdogan è sempre più Sultano

Un anno orsono il referendum che ha introdotto il super-presidenzialismo, passaggio verso uno stato più dittatoriale che autoritario

Erdogan

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globalist 16 aprile 2018

Repressione, bavaglio. E adesso militarismo e persecuzioni dei curdi: a un anno dal referendum che ha introdotto il 'super-presidenzialismo', Recep Tayyip Erdogan è sempre più solo al comando della Turchia. Mentre continuano gli arresti di massa di oppositori con accuse di terrorismo, il leader di Ankara si prepara a prolungare di altri 3 mesi lo stato d'emergenza dichiarato dopo il fallito colpo di stato del luglio 2016. Le misure che gli danno poteri straordinari raggiungeranno cosi' la durata minima di almeno 2 anni, ma pochi in Turchia credono in un ritorno alla normalità prima delle prossime elezioni.
Il voto, che attribuirà per la prima volta i nuovi 'super-poteri' assegnati al presidente dalla riforma costituzionale, è previsto l'anno prossimo, ma secondo molti analisti Erdogan potrebbe decidere un ricorso anticipato alle urne per sfruttare l'onda lunga nazionalista dopo l'operazione militare contro i curdi in Siria.
Intanto, gli avversari del 'Sultano' continuano a finire in galera. Nell'ultima settimana, secondo i dati del ministero degli Interni, altre 947 persone sono finite in manette, in gran parte accusate di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Secondo l'Onu, almeno 160mila persone sono state arrestate e più di 150mila epurate dalle pubbliche amministrazioni sotto lo stato d'emergenza, di cui domani il governo chiedera' una nuova estensione. Il via libera in Parlamento, dove l'Akp di Erdogan ha una maggioranza assoluta, è scontato, tanto più che le misure saranno votate anche dai nazionalisti del Mhp, con cui Erdogan ha già concluso un accordo di coalizione in vista del voto. Schiacciata anche mediaticamente, l'opposizione continua comunque a scendere in piazza.
Oggi, il partito socialdemocratico Chp ha organizzato sit-in in tutto il Paese contro lo stato d'emergenza. A Istanbul, un corteo con centinaia di persone si è diretto nel centralissimo viale Istiklal dopo che la polizia gli aveva negato l'ingresso a piazza Taksim, dove anche quest'anno saranno vietate le manifestazioni dei sindacati il primo maggio. "Ponete immediatamente fine allo stato d'emergenza sia per le libertà, sia per la democrazia sia per la stabilita' economica", è stato l'appello del portavoce del Chp, dopo che nei giorni scorsi la lira turca ha toccato i suoi nuovi minimi storici.