Alfie Evans, appello respinto: verso la rimozione della ventilazione

I giudici della Corte d'Appello respingono tutti gli argomenti della famiglia: ogni diritto dei genitori è subordinato al “miglior interesse” del bambino.

Alfie Evans

Alfie Evans

Appello respinto: non c'è alcun fondamento giuridico per reclamare il diritto di trasportare Alfie in un altro ospedale. Anche l'ultima carta legale dei genitori, quella della revoca dell'incarico ai medici di Liverpool e del trasferimento della responsabilità di cura ad altri sanitari, cade durante l'udienza della Corte d'Appello di Londra chiamata a discutere nuovamente il caso del bambino di 23 mesi per il quale l'Alder Hey Hospital ha chiesto e ottenuto l'autorizzazione al distacco del ventilatore che contribuisce a mantenere i sostegni vitali.


Non si configura il caso di “detenzione illegale” e in ogni caso i diritti dei genitori, hanno sentenziato i giudici, devono essere subordinati al “miglior interesse” del bambino, che prevale su ogni altra considerazione. E il “miglior interesse” di Alfie è quello già indicato dalle precedenti sentenze emesse dai giudici inglesi: lo stop alla ventilazione, con il conseguente sopraggiungere della morte. L'eventuale trasferimento aereo a Roma comporterebbe, secondo i giudici Davis, Moylan e King, seri rischi per il bambino, e in ogni caso – anche considerando i diversi trattamenti che sarebbero applicati a Roma, ad iniziare dalla tracheostomia – non vi sono dubbi sul fatto che Alfie versa in condizioni irrecuperabili e che ogni trattamento risulterebbe inutile.


La decisione della Corte d'Appello allontana, in modo pressoché definitivo, ogni possibilità di trasferimento del piccolo Alfie all'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma: i genitori hanno la facoltà di presentare appello alla Corte Suprema – cosa che i loro legali faranno entro la giornata di domani – ma nei fatti non pare esistere più per loro alcun margine di manovra.


"Non è finita", scrive comunque Tom Evans, il padre di Alfie, in un amaro commento pubblicato sul suo profilo Facebook. Facendo diretto riferimento alle argomentazioni avanzate dai giudici per giustificare la loro decisione, il papà di Alfie si chiede: "Trasferire altrove nostro figlio, che è stabile, potrebbe essere un rischio, mentre rimuovere il supporto vitale e lasciarlo morire soffocandolo non lo è? Dov'è la logica in tutto questo? E dicono che io devo affrontare la realtà! Sto vivendo in questa situazione da 15 mesi: io e Kate accettiamo che nostro figlio stia per morire, ma quando, noi non lo sappiamo, ed è solo nostra responsabilità quella di lasciarlo sopravvivere per il resto della sua vita con quanto più amore, cura e dignità possibili". In una dichiarazione alla stampa, rilasciata all'esterno dell'ospedale, Tom Evans ha poi espresso un ringraziamento a quanti manifestano per suo figlio fuori dall'ospedale e ha accusato l'Alder Hey Hospital di aver privato Alfie della possibilità di ricevere cure appropriate, oltre che di aver commesso gravi negligenze nelle terapie e nell'assistenza (come l'utilizzo di materiale scadente), e inoltre di attuare provvedimenti punitivi nei confronti dei familiari, la cui presenza al capezzale del figlio è stata limitata nel corso di questi ultimi giorni. "Dicono di voler il suo miglior interesse, ma vogliono ucciderlo". 


In una nota pubblicata sul suo sito web, l'Alder Hey Hospital ha replicato alle critiche: "Le rifiutiamo interamente", si legge. "Sia il giudice Hayden che la Corte d'Appello hanno commentato l'altissimo livello di trattamento offerto dal team di Alder Hey, che è stato elogiato anche dagli esperti incaricati dalla famiglia. Confidiamo che il pubblico e i sostenitori dei genitori di Alfie leggano in dettaglio la decisione della Corte d'Appello dopo l'audizione di oggi: leggere in dettaglio le decisioni della Corte sarà d'aiuto a tutti coloro che sono preoccupati per Alfie e interessati al suo trattamento". "La nostra priorità - afferma l'ospedale - è continuare a fornire la migliore assistenza possibileper Alfie e i suoi genitori in questo momento difficile".(ska)