Auschwitz: dai nazionalisti polacchi un attacco informatico contro Globalist

In un articolo su Liliana Segre il lager nazista è stato definito 'campo polacco'. Si è scatenata una mail-bombing: la legge contoversa polacca punisce fino a 3 anni chi li definisca complici dei crimini nazisti

Auschwitz

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globalist 12 giugno 2018

Qualcuno ricorda la controversa legge sulla Shoah approvata dalla Polonia? Nonostante la levata di scudi di storici, uomini politici e sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, come avevamo scritto lo scorso febbraio, il presidente polacco Andrzej Duda, leader del partito nazionalista Legge e giustizia, aveva deciso di firmare la controversa legge sull'olocausto proposta dai conservatori.
La legge prevede sino a tre anni di reclusione per chi, polacco o straniero, accusi la nazione o lo Stato polacco di partecipazione ai crimini nazisti.
L'ambizione della nuova legge è quella di proteggere l'immagine della Polonia all'estero, nonostante il rischio di aggravare le tensioni con Israele, Stati Uniti e Ucraina, che hanno vivacemente contestato l'iniziativa.

Ora è capitato che Globalist, in un articolo sulla senatrice a vita Liliana Segre, abbia definito Auschwitz un campo polacco.
Tanto è bastato perché la sedicente  Polish League Against Defamation pretendesse una immediata rettifica, per definire il campo di concentramento ‘Campo della Germania nazista nella Polonia sotto occupazione”.
E per rendere ancora più chiari i metodi intolleranti dell’attuale Polonia guidata dall’estrema destra e nella quale le istanze dei nazionalisti più fanatici trovano accoglienza, l’ordine di rettifica della Polish League Against Defamation è stato seguito da un’azione di mail-bombing, ossia un attacco alla posta elettronica di Globalist nel tentativo di mandarla in tilt per ottenere la resa della testata.

Come dire? Premesso che da nessuna parte la nostra testata abbia definito la Polonia complice del nazismo (e comunque la parola dovrebbe essere lasciata agli storici) non è con questi metodi che si difende la reputazione della Polonia e dei polacchi e, nello stesso tempo, si rende giustizia alla memoria dei morti dell’Olocausto.