Alberto Sordi, narratore dell'Italia del dopoguerra

Riflessione, nel giorno del suo compleanno, sulla figura di Albertone. Solo un comico? No, di più, è stato uno storico capace di raccontarci gli italiani. [Giancarlo Governi]

Alberto Sordi

Alberto Sordi

Giancarlo Governi 15 giugno 2012

 


Oggi è il 15 giugno e il mio pensiero corre, come tutti gli anni da tanti anni al mio amico Alberto Sordi. Io sono nato il 16 giugno, e per tanti anni abbiamo festeggiato insieme, per me con un giorno di anticipo, il nostro compleanno.


Ogni momento però è buono per riflettere sulla figura e l’opera di questo grande, immenso italiano. Spesso mi domando: ma Alberto Sordi è stato un comico? Certamente sì. Uno dal quale ci si aspetta sempre la battuta e il risvolto che provochi la risata. Ma se restassimo solo a questa definizione, cioè al suo essere comico, faremmo un grande torto a lui e al cinema italiano. Perché Sordi è stato attore a tutto tondo: drammatico, tragico, grottesco e chi più ne ha più ne metta. Solo che tutte queste componenti erano forse rese più vere e più pregnanti proprio dalla sua natura di comico, che dava ai personaggi sfaccettature impensabili e vere.


Sordi è stato soprattutto uno “storico”, perché ha raccontato gli italiani e l’Italia negli anni del dopoguerra, della ricostruzione, del miracolo economico e della crisi e oggi, se fosse ancora fra noi, certamente sarebbe il testimone della decadenza del nostro Paese.


Fra duecento anni se ci sarà ancora qualcuno che vorrà studiare l’Italia e gli italiani del Novecento gli sarà sufficiente studiarei film di Alberto Sordi.


Per questo alla domanda, che mi sono posto e che mi viene sovente posta se Alberto Sordi sia stato un attore o un comico mi viene da rispondere: Sordi non è stato nulla di tutto questo, ma è stato e sarà per sempre Alberto Sordi.