Il "No" che aiuta a cambiare

La straordinaria storia alle spalle del referendum del 1988 che di fatto archiviò la dittatura di Pinochet nel film "No" del cileno Pablo Larrain.

Marco Spagnoli 13 maggio 2013

di [b]Marco Spagnoli[/b]



[b]Stanotte la libertà[/b]



Un piccolo film e una grande idea basata su un racconto intelligente e leggero: non privo di umorismo. La storia è quella poco conosciuta del Referendum del 1988 che - a sorpresa - vide vincere il fronte del "No" alla riconferma di Augusto Pinochet per altri otto anni alla Presidenza del Cile.

Un successo ottenuto in larga parte grazie all'idea di un gruppo di pubblicitari guidati, nel film, dal personaggio interpretato da Gabriel Garcia Bernal, pronti a dare vita ad una campagna in grado di cambiare la mentalità del popolo cileno, spaventato, rassegnato alla prosecuzione del lavoro di sangue e morte di Pinochet.



Contattati dal fronte del "No" i pubblicitari con solo quindici minuti di televisione a notte fonda a disposizione, inseguiti e intimiditi dalla polizia segreta e nemmeno troppo di Pinochet, idearono una campagna moderna in grado di entrare, in soli ventisette giorni, nella mente del popolo del Cile e rovesciare lo status quo. Una sorta di trionfo delle idee rispetto ai potenti mezzi del mostruoso regime.

Un elogio della forza della "buona" televisione, ma anche una parabola sulla democrazia e sulla forza delle idee amplificate dai media. Una pellicola molto intelligente presentata l'anno scorso a Cannes e diretta dal regista cileno Pablo Larrain che con questo film celebra i retroscena di un momento poco conosciuto della storia del suo paese che diventa un apologo importante non solo dal punto di vista cinematografico, ma soprattutto politico e culturale.



[b]No - i giorni dell'arcobaleno[/b] è, quindi, un film da vedere e da studiare non solo per chi ama il buon cinema, la politica e la Storia, ma soprattutto per chi è convinto della necessità di un cambiamento di approccio per risolvere problemi differenti.



Come in Amistad di Steven Spielberg l'avvocato Matthew McCounaghey offriva i suoi servizi per superare un problema che, altrimenti, non si sarebbe riuscito a risolvere facendo appello alla carità cristiana e ai diritti umani, qui il personaggio portato sullo schermo da Garcia Bernal è un pubblicitario non indifferente a quanto accaduto nel suo paese, ma - al tempo stesso - fortemente convinto della necessità di un messaggio in cui la politica fosse avvolta da una forma nuova e in grado di trattare i telespettatori come pubblico e non semplicemente come cittadini.

Una lezione, senza dubbio, imparata da Forza Italia solo cinque anni dopo e che il PD ha, forse, solo parzialmente compreso quasi un quarto di secolo dopo.

"No", un piccolo film che tutti dovrebbero vedere per lasciarsi sorprendere dalla lungimiranza e dall'intelligenza, in grado di andare ben oltre le aspettative di chiunque. Da non perdere.