Pasolini, una morte annunciata e mai capita

37 anni fa moriva Pierpaolo Pasolini. La ricostruzione del suo omicidio, a oggi ancora irrisolto. L'anno scorso le indagini sono state riaperte.

Desk 2 novembre 2012
[b]di Emiliano Ventura[/b]

La sera del primo novembre 1975 Pierpaolo Pasolini va a cena con Ninetto Davoli e la moglie al Pomidoro,
nel quartiere San Lorenzo a Roma. Il proprietario racconta che quella sera Pasolini non era tranquillo; rivolto a lui, a un certo punto gli dice: «Vattene da questo paese perché i cretini saranno padroni della tua vita».
Lasciato San Lorenzo, Pasolini va alla stazione Termini dove trova Pino Pelosi che conosceva da
giorni o settimane e ripartono insieme.
I due si fermano al Biondo Tevere sull’Ostiense. Sono le undici di sera ma i signori Panzironi, proprietari
del ristorante, non fanno fatica ad accogliere il poeta.
Usciti dal ristorante, i due prendono la via del Mare per andare all’idroscalo di Ostia. È probabile che
abbiano un appuntamento con qualcuno per uno scambio, per riavere le pizze del film [i]Salò[/i]; Pasolini
ha con sé tre milioni di lire; un’auto li sta già seguendo. Qualcuno con un maglione verde e una
scarpa sinistra numero quarantuno entra, o entrano, nell’auto di Pasolini; questi oggetti,
che non appartengono né a Pelosi né a Pasolini, verranno ritrovati all’interno dell’Alfa.



Arrivati all’idroscalo, Pelosi e Pasolini vengono fatti scendere dall’auto. Pelosi è sbattuto sulla
recinzione, la rete metallica ne conserva ancora l’impronta, e gli viene intimato di non impicciarsi;
Pasolini viene aggredito da più persone, tre o quattro adulti con accento meridionale, che lo
picchiano al suono ingiurioso di «fetuso! frocio! comunista!».
Il poeta si difende e urla. «Mamma, m’ammazzano... aiuto mamma!». Riesce a sottrarsi al pestaggio,
si sfila la camicia con cui tenta di asciugarsi il sangue dal viso: lo hanno colpito con un oggetto
metallico, forse un cric.
A questo punto i cani di qualche residente hanno già cominciato ad abbaiare con forza. Un
pescatore, Ennio Salvitti, sente le grida e vede l'aggressione che si sta compiendo poco
lontano, molti altri che hanno passato la notte nelle baracche hanno visto e sentito, nessuno parla.
Lui sì. Racconta tutto a Furio Colombo ma nessun inquirente lo vuole ascoltare né lo rintraccia.
Il massacro continua; dita spezzate, un orecchio quasi staccato, contusioni in tutto il corpo, poi
una macchina simile alla sua, un’Alfa 2000, lo investe e lo uccide. Il branco si dilegua e minaccia
Peolsi: «Sei stato tu, fatti i cazzi tuoi o sono guai». Il ragazzo scappa con l’auto di Pasolini e viene
arrestato da due carabinieri sul lungomare di Ostia.



La mattina del 2 novembre la
signora Lollobrigida, proprietaria di una delle baracche dell'Idroscalo, vede il corpo del poeta a terra e lo scambia
per immondizia. In poco tempo lì attorno si crea un gruppetto di curiosi; nessuno isola
la scena del delitto. È tutto un cancellare tracce. Un poliziotto trova la camicia dello scrittore con
un’etichetta della lavanderia con scritto "Pasolini", tra i presenti si crea il gelo. Non è un morto
qualunque. La polizia di Stato ha il cadavere del poeta, i carabinieri hanno già il presunto
omicida, ma l’atavica competizione tra le due forze dell’ordine non facilita la collaborazione.

Pelosi confessa subito e si prenderà per trent’anni la responsabilità dell’omicidio. Il suo avvocato, quel
Rocco Mangia che ha già difeso le belve del Circeo, i tre ragazzi fascisti che violentarono due ragazze
uccidendone una, viene presentato alla famiglia Pelosi da un giornalista del [i]Tempo[/i] iscritto alla
P2 e presta gratuitamente la sua opera. La perizia psichiatrica verrà fatta dal professor Semerari, colui
che si occuperà delle perizie "truccate" dei componenti della banda della Magliana: quello stesso Semerari che
verrà ucciso dalla malavita.
Il processo Pasolini giudicherà Pelosi colpevole e unico responsabile
dell’omicidio del poeta; il movente: reazioni alle [i]avance[/i] dell'uomo ricco
e "frocio" verso un ragazzino povero.
Nel 2011 le indagini verranno riaperte grazie a nuove testimonianze come quella di Silvio Parrello,
amico del poeta, e grazie all’impegno di magistrati, avvocati e criminologi che oggi possono
avvalersi di nuove tecniche investigative. Nell'attesa che venga fatta luce su uno dei tanti misteri
d’Italia.




[GotoHome_Home]