Pasolini che ci ha insegnato ad essere comunisti evangelici

Il termine "catto comunista" è un termine spregiativo di chiara matrice fascistoide, come "buonista" o come "compromesso storico".

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

David Grieco 1 novembre 2018

Oggi, 2 novembre 2018, nel quarantatreesimo anniversario della morte, o meglio del martirio di Pier Paolo Pasolini, non provo nessuna remora a dire che mi ritengo un comunista evangelico.
Mi ha insegnato ad esserlo Pier Paolo Pasolini. Ma lo ha insegnato a tanti e poi tanti di noi, e continua ad insegnarlo.
Noi italiani siamo spesso comunisti evangelici perché nel nostro paese, dove si convive da sempre con la chiesa, essere marxisti pare stravagante. Anche perché noi italiani una vera rivoluzione industriale non l'abbiamo avuta mai.
Sono un comunista evangelico e sempre lo sarò ma non sono e non sarò mai un "catto comunista". Non sono nemmeno cattolico, sono ateo. O forse per meglio dire sono agnostico, come si definiva Pier Paolo Pasolini.
Il termine "catto comunista" è un termine spregiativo di chiara matrice fascistoide, come "buonista" o come "compromesso storico". Non a caso, il concetto di "catto comunismo" lo ha inventato gente decisamente di destra, come Augusto Del Noce, Gianni Baget Bozzo e Enzo Bettiza.
Noi italiani siamo comunisti evangelici perché Gesù Cristo aveva già detto tutto quello che c'era da dire, prima di tutti e meglio di tutti, sull'infinita grettezza degli uomini e sulle profonde ingiustizie che essi fanno subire a tanti altri uomini uguali a loro.
Il grande fotografo Domenico Notarangelo, autore di questa straordinaria foto scattata a Matera durante una pausa della lavorazione del "Vangelo Secondo Matteo", era cresciuto in seminario ma con l'abito da seminarista andava a sentire i comizi del Partito Comunista Italiano. Notarangelo raccontava così la sua infanzia: "A me avevano insegnato che Gesù Cristo aiutava i poveri e si batteva per gli oppressi e allora pensai da subito che Gesù Cristo doveva essere comunista".