Neofascisti al Salone del Libro, arrivano le dimissioni di Christian Raimo

Il consulente del direttore Nicola Lagioia aveva scritto un post polemico contro la presenza di Altoforte edizioni. "Mi dimetto per proteggere il Salone"

Salone del Libro

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globalist 5 maggio 2019

Non si placa la polemica sul Salone del Libro di Torino, in cui sarà presente lo stand di Altoforte edizioni, casa editrice legata al Primato Nazionale, rivista neofascista ufficiale di Casapound, che presenterà il libro-intervista a Matteo Salvini. Purtroppo, nonostante gli sforzi, non si è potuto impedire alla casa editrice di partecipare alla kermesse, proprio perché il Salone è "un luogo istituzionalmente aperto al dibattito e al confronto. Ed è indiscutibile il diritto per chiunque non sia stato condannato per avere propagandato idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri". Lo ha dichiarato il comitato di indirizzo, che tenta così di mettere la parola fine alla questione. Ma non sarà così semplice.
Infatti, subito dopo la dichiarazione del Comitato, il consulente del direttore del Salone Nicola Lagioia, Christian Raimo, si è dimesso. 
Raimo era stato autore di un post in cui scriveva che "i neofascisti si stanno organizzando" e che questo sdoganamento è stato possibile anche "grazie a mezzi democratici". In seguito alla decisione del Comitato, Raimo ha ritenuto coerente dimettersi, "per proteggere il Salone del Libro di Torino dalle polemiche che hanno fatto seguito a un mio post, pubblicato a titolo strettamente personale".
"Il Salone del Libro di Torino - sottolinea Raimo - è uno spazio di libertà, di dibattito e confronto di idee, di cultura e di apertura, di molteplicità e democrazia. È il risultato del lavoro appassionato e della dedizione di centinaia e centinaia di persone. È importante per il paese e appartiene a tutti. Con queste dimissioni testimonio il mio sincero e profondo rammarico per una presa di posizione individuale che, ben al di là delle mie intenzioni, potrebbe, ma a nessun costo deve, risultare fuorviante rispetto a ciò che il Salone del Libro è da oltre trent’anni, e vuole essere oggi e in futuro". 
"Le dimissioni di Raimo mi addolorano" scrive il direttore Lagioia: "il contributo che ha dato al Salone in questi anni è stato enorme, ed è comprovato da un successo riconosciuto da tutti. Mi dispiace per editori e autori che si sono sentiti offesi dalle sue dichiarazioni scritte a titolo personale in un post di Facebook".