Aboubakar Soumahoro: "Viviamo sempre di più in una società disumana"

Il sindacalista al salone del libro per presentare 'Umanità in rivolta': il rischio immigrati' nasconde la decadenza di un Occidente che non sa più disegnare futuri di felicità collettiva

Aboubakar Soumahoro al Salone del Libro di Torino

Aboubakar Soumahoro al Salone del Libro di Torino

globalist 11 maggio 2019

Parole dure ma, purtroppo, totalmente vere: "E' in corso una disumanizzazione della società, che parlando di 'rischio immigrati' nasconde la decadenza di un Occidente che non sa più disegnare futuri di felicità collettiva, ma soprattutto il vero problema contemporaneo, il mancato rispetto del lavoratore che sia un 'bianco' o un 'nero', un cervello in fuga, un immigrato o un profugo".


Lo ha detto Aboubakar Soumahoro, sindacalista e scrittore, al Salone del Libro di Torino, presentando il suo 'Umanità in rivolta' (Feltrinelli) in una Sala Oro stracolma, con centinaia di persone rimaste fuori. Che poi si sono messe in coda all'uscita per il firmacopie, accanto all'editore Carlo Feltrinelli che si e' detto "orgoglioso di aver pubblicato e presentato questo libro in un Salone del Libro così importante e rappresentativo".
All'incontro doveva essere presente anche il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, che non ha potuto partecipare. "Mi ha detto di dirvi che in realtà è qui con noi", ha detto Soumahoro, originario della Costa d'Avorio, amico e collega di Sacko Soumayla, il sindacalista ucciso a colpi di fucile in Calabria.
"La vera questione oggi riguarda i diritti delle persone - ha aggiunto Soumahoro - che o sono di tutti o sono privilegi. Ditemi voi che differenza c'è tra un rider che distribuisce cibo per le strade a 4-5 euro l'ora e un immigrato che raccoglie pomodori per 3 euro l'ora? O tra un immigrato italiano del dopoguerra e un immigrato di oggi in cerca di una vita migliore. La questione è il lavoro e il rispetto dell'essere umano. La ricerca del lavoro e della felicità accumunano le persone di ogni era".


Secondo il giovane sindacalista, considerato uno dei possibili futuri leader della sinistra italiana, "bisogna lavorare per una ricomposizione meticcia della società. Se uno legge sui monumenti che commemorano i partigiani uccisi dai fascisti, trova medici, avvocati, operai, studenti, contadini, disoccupati, giovani, donne, anziani. Di tutto. Ecco, davanti ai grandi temi della società, la società deve ricompattarsi".