Tra compromessi e rigidità Taranto affonda

L'Ilva, pubblica o privata, ha fatto affari col ricatto tra lavoro e salute. Come la corruzione dilagante e tangentopoli. Poi arrivò Berlusconi. [Ennio Remondino]

Ennio Remondino 12 agosto 2012
Basta con le supplenze, e non per i tagli alla scuola. Supplenze di responsabilità e di poteri. Nella drammatica vicenda Ilva di Taranto verrebbe da ripescare il vecchio adagio popolare de “Il più sano c'ha la rogna”. Governo nazionale, governo regionale, autorità sanitarie di varia natura, pretori, procuratori, presidente di qualche corte ancora più in alto. Sindacato in blocco. O con la tuta e col camice o con la toga, chi è senza peccato scagli la prima pietra.



Allarme generale per la testardaggine di una magistrato che descrivono come rigida e integerrima. Personalmente, dopo Di Pietro, diffido comunque e sempre. Comunque sia, gentilissima Giudice per le Indagini Preliminari di Taranto, ha una vaga idea di cosa possa voler dire fermare un alto forno? Un intero ciclo di produzione dell'acciaio passando dalla ghisa? Dall'età che le attribuiscono non deve aver avuto buoni insegnanti di Applicazioni tecniche.



Resta il fatto che forse Lei ha pure ragione, in termini di diritto. Le percezione su come il diritto da Lei applicato realizzi giustizia lascia decisamente perplessi. Proviamo a confrontarci (le vere e rappresentative parti in causa) senza posizioni ex cattedra. Non per togliere nulla alla terzietà della magistratura ma per cercare di rendere giustizia senza dover inseguire la caricatura dell'ossequio a “Vostro Onore”. Scendiamo da cavallo (tutti) e ragioniamo?



Grazie.