Perché la crisi finanziaria della Turchia inizia a farsi sentire anche in Italia?

Borsa giù, spread su, e Di Maio denuncia il complotto per indebolire il governo. Cottarelli: "La realtà è che restiamo esposti al rischio di attacchi speculativi, a una ripetizione di una crisi di fiducia simile a quella del 2011"

La crisi della Lira turca

La crisi della Lira turca

globalist 13 agosto 2018

In uno scenario che fa ricordare i giorni convulsi degli anni '80, la lira turca crolla ancora e scende del 5,9%, toccando un nuovo minimo record sopra quota 7 sul dollaro a 7,2149. Poi si riprende e ora è a 6,7896 sul biglietto verde, dopo che il ministro delle Finanze, Berat Albayrak ha assicurato che il governo prenderà provvedimenti per calmare i mercati. Ora però i mercati temono un effetto contagio su altri Paesi.


Nonostante questo a Istanbul i listini perdono il 6% e scendono ai minimi dal 2009, con i titoli delle banche particolarmente colpiti. Londra scende dello 0,55%. A Milano l'indice Ftse Mib segna -1,29%, con le banche particolarmente colpite: Unicredit cede il 5%. Francoforte perde lo 0,62% e Parigi lo 0,15%.


Carlo Cottarelli, su La Stampa, ne trae una serie di lezioni per l'Italia di questi giorni. Sintetizzabili in una frase: "La realtà è che restiamo esposti al rischio di attacchi speculativi, a una ripetizione di una crisi di fiducia simile a quella del 2011".


In effetti, si legge ancora sul quotidiano di Torino, se prima nella maggioranza che sorregge l'esecutivo Conte si pensava di usare l'Europa come bersaglio per mantenere compatto il fronte interno dell'opinione pubblica durante il dibattito sulla legge di bilancio, "la crisi turca - con i suoi addentellati italiani - ha raffreddato quei propositi, anche perché c’è qualcosa che nessuno dice in pubblico, ma invece privatamente preoccupa tutti i decisori governativi: tra fine agosto e il 10 settembre saranno resi noti i rating delle agenzie: se dovesse scattare un generalizzato downgrade, allora sì che 'rischieremmo il disastro', come ammette sotto anonimato uno dei protagonisti del governo giallo-verde". 



Non è comunque una questione solamente italiana: l'esposizione verso la Turchia fa sì che siano molti i paesi europei a sentire un brivido scendere giù dalla schiena, anche tra quelli più forti ma tradizionalmente legati ad Ankara, come la Germania. Dalle parti di Berlino si parla di "pericolo altissimo" di contagio. E non ci si riferisce a Roma. 


L'euro scende a livelli mai visti o quasi, e tra gli osservatori si fa strada un ragionamento, in cui le date hanno la loro importanza. Dieci anni fa esatti esplodeva la crisi economica più forte dai tempi di quella del '29. Era stata preannunciata da una seria di crisi di entità minore, che erano in realtà dei campanelli d'allarme: esplosione della bolla speculativa nel 2001, tigri asiatiche nel '98 eccetera. Ora La Turchia - un paese di 80 milioni di abitanti, un'economia che è quattro volte quella della Grecia (che è nell'eurozona), una posizione geostrategica di importanza globale - potrebbe essere qualcosa di simile. il che non è rassicurante per nessuno, nemmeno per l'America che in queste ore ha alzato i dazi contro Ankara.


La banca centrale turca intanto comunica che prenderà "tutte le misure necessarie" per assicurare la stabilità e forinirà "tutta la liquidità necessaria alle banche". In precedenza, in un'intervista al quotidiano Hurriyet il ministro delle Finanze, Berat Albayrak aveva preannunciato che "da lunedì mattina, le nostre istituzioni intraprenderanno le azioni necessarie con l'obiettivo di calmare i mercati e condivideranno coi mercati gli annunci necessari".


Questo mentre il presidente Erdogan torna a denunciare un complotto internazionale ai danno del suo governo, ordito dagli Usa. Il Cremlino, cui in questi giorni parre essersi rivolta Ankara per un sostegno, smentisce che vi sia stata una richiesta formale di aiuti. Il nemico, pare dire Erdigan, si annida anche nei social: Le autorità turche indagano su individui e account di social network, sospettati di essere coinvolti in azioni che minacciano la sicurezza economica del Paese. Secondo quanto riferito dal ministro dell'Interno in una nota, "è stata aperta un'inchiesta giudiziaria su 346 account di social network che hanno condiviso messaggi per provocare l'aumento del dollaro".


Albayrak, che è il genero del presidente Erdogan, ha dichiarato che il piano è stato preparato per le banche e l'economia reale, comprese le piccole e medie imprese che, secondo lui, sono state le più colpite dalle fluttuazioni valutarie. "Faremo i passi necessari con le nostre banche e il sistema di sorveglianza bancaria in maniera rapida", ha affermato. Inoltre, il ministro ha respinto le voci secondo le quali Ankara potrebbe imporre controlli sui capitali con la promessa che la Turchia non convertirà o sequestrerà depositi in valuta estera. Albayrak ha aggiunto che il governo potrebbe attuare una regola di bilancio, che limiterebbe la spesa pubblica "se necessario". 



Intanto stamane lo spread ha dato motivo di preoccupazioni, anche se il vicepremier Luigi Di Maio accusa l'esistenza di un complotto di chi vuole usare i mercati per indebolire l'efficacia dell'azione del governo.  


La crisi finanziaria turca infatti mette le ali allo spread tra Btp e Bund che sfonda quota 280 punti base, massimi da fine maggio. Il differenziale si attesta ora a 279 punti base dopo aver toccato quota 281 punti. Il rendimento del decennale è al 3,103%.