Arrestato il difensore degli animali (che ricattava i piccoli allevatori)

Esibendo artefatti tesserini attestanti la qualifica, A.C. si diceva «ufficiale di polizia giudiziaria». Coadiuvato da compiacenti veterinari minacciava il sequestro per ottenere la consegna in particolare di cani per il «mercato nero»

I cani indirizzati alla vendita sul «mercato nero»

I cani indirizzati alla vendita sul «mercato nero»

Tommaso Verga 6 dicembre 2018Hinterland

di Tommaso Verga


Si presentava «spendendo falsamente la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria», esibiva «falsi tesserini attestanti la qualifica», talvolta coadiuvato dalle forze dell’ordine «nell’esecuzione di perquisizioni e sequestri» contro allevatori di animali domestici. Il metodo? Semplicissimo: i luoghi erano descritti come lager, si mostravano persino (falsi) certificati di morte degli animali. Ei il sequestro veniva da sé.
Il seguito prevedeva la «trattativa» con i piccoli allevatori. Se intendevano evitare conseguenze penali, dovevano soddisfare le pretese dell'«ispettore», ossia fornire gli animali richiesti. Tutto finalizzato al business del mercato nero, dei cani specialmente.
Una denuncia proveniente da un allevatore di Palestrina ha messo fine all'attività di A.C., «sedicente animalista» di Frascati: la definizione è del gip del tribunale di Tivoli, Mario Parisi, che ha consegnato l'uomo agli arresti domiciliari.
A collaborare nelle operazioni anche compiacenti veterinari, «presenti sul posto e indicati dallo stesso indagato (o dai suoi complici), i quali attestavano un cattivo stato di salute degli animali – in alcune circostanze comprovato appunto da certificati di morte –, poi puntualmente smentito dai successivi accertamenti condotti dall’autorità giudiziaria (quella autentica, ndr) a mezzo di personale qualificato di volta in volta competente» per territorio.
Il fatto è che, nell’immediato, «la relazione fornita dai veterinari, indicati da chi si qualificava come animalista, aveva comportato l’emissione di provvedimenti di sequestro, seguiti dalla richiesta, da parte di sedicenti guardie zoofile, di affidamento degli animali presso strutture compiacenti».
Neppure l'aver accumulato numerose denunce per gli stessi reati e una condanna dal tribunale di Pavia, aveva portato il personaggio alla cessazione dell'attività truffaldina. Tanto che sono proseguite le esibizioni nei talk show televisivi e collaborazioni a livello istituzionale con parlamentari della Repubblica.
Ancora il gip: «Lo sviluppo dell’indagine ha fatto emergere uno scenario connotato dalla reiterazione di una ben collaudata tecnica esecutiva di condotte analoghe, tutte contraddistinte dalla spregiudicato e callida disinvoltura operativa del C. La singola vicenda oggetto del procedimento, dunque, si inserisce coerentemente in una ben più ampia e folta sequenza intrapresa e  coltivata ormai da anni dal C., il quale ha ormai ben sperimentato e collaudato, spaziando su tutto il territorio nazionale, un modus operandi particolarmente abile e spregiudicato, imperniato sulla ingannevole spendita di inesistenti qualifiche pubblicistiche fra cui quella di appartenenti alla polizia giudiziaria, sostenuta anche grazie all’impiego di distintivi e tesserino recante siffatta indicazione».



Nell’applicare la custodia cautelare richiesta dal pubblico ministero, il giudice per le indagini preliminari ha precisato che si tratta di «un quadro indiziario di sicura e persuasiva gravità» e che sussiste un pericolo di recidiva specifica di «notevolissima intensità», a fronte del quale si impone la «tempestiva adozione di un adeguato ed efficace intervento di coercizione, tale da garantire la definitiva interruzione delle pratiche illecite ostinatamente e disinvoltamente coltivate da A.C.».




Non vanno esclusi casi di morte. Tanto che l'indagine prosegue. Accertamenti sono in corso per verificare il collegamento tra i sequestri illegittimi, gli affidamenti presso le strutture indicate dagli indagati e i successivi decessi di alcuni animali.