Assange ci ripensa: non mi faccio più estradare negli Usa

Dopo la grazia a Chelsea Manning il fondatore di Wikileaks aveva detto a Obama: 'Se la liberi mi consegno'. Poi il dietrofront.

Obama, Chelsea Manning e Assange

Obama, Chelsea Manning e Assange

globalist 18 gennaio 2017

La decisione del presidente Usa Barack Obama di ridurre la pena per Chelsea Manning, la 'talpa' di Wikileaks che verrà scarcerata il 17 maggio, non è sufficiente perché Julian Assange si consegni alle autorità Usa come promesso. A The Hill, uno dei legali di Assange, Barry Pollack, ha detto che Assange accoglie positivamente la decisione di Obama "ma è meno di quanto volesse: aveva chiesto la grazia e la scarcerazione immediata".


In precedenza alcuni media americani e britannici avevano citato un legale del fondatore di Wikileaks secondo il quale Julian Assange era pronto a farsi estradare negli Stati Uniti. L'avvocato di Assange, Melinda Taylor, aveva spiegato che il fondatore di Wikileaks non si rimangera' la promessa fatta nei giorni scorsi. "Tutto ciò che ha detto, lo manterra'", ha rivelato ai media Usa.


Assange la scorsa settimana aveva promesso di consegnarsi agli Usa se Barack Obama avesse concesso la grazia a Chelsea Manning.