Durante l'assedio di Mosul l'Isis ha giustiziato a sangue freddo 741 prigionieri

Rapporto delle Nazioni Unite sui crimini durante la battaglia: 2.521 civili uccisi. L'alto commissario: la competenza sul genocidio è del tribunale internazionale

Bombe su Mosul

Bombe su Mosul

globalist 2 novembre 2017

I numeri della strage che, in parte, erano già emersi, anche se altre fonti : l'Onu ha denunciato in un rapporto che almeno 2.521 civili sono stati uccisi e 1.673 sono rimasti feriti durante l'operazione militare che nel luglio 2017 ha consentito alle forze di sicurezza irachene ed ai gruppi armati affiliati di riprendere Mosul caduta sotto il controllo di Isis nel giugno 2014.
La maggioranza dei civili sono morti durante i bombardamenti aerei e gli scontri con l'Isis. Tra i 2.521 civili uccisi, 741 sono stati giustiziati. Inoltre, la Protezione civile ha riferito di aver recuperato i resti di 1.642 civili dalle macerie. Un totale di oltre 824 mila persone sono state costrette a fuggire dalle operazioni militari.
"L'uccisione e l'esecuzione di civili, le sofferenze inflitte alle famiglie e la distruzione indiscriminata di beni non possono essere tollerati in alcun conflitto armato e i responsabili devono rispondere dei tali crimini efferati", ha commentato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein. "Il regno del terrore di Daesh non ha risparmiato nessuno", ha deplorato il rappresentante speciale del Segretario generale per l'Iraq, Jan Kubis.
Il rapporto Onu chiede alla comunità internazionale, incluso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il Consiglio dei diritti umani, di adottare misure per garantire che i responsabili di crimini internazionali quali il genocidio, i crimini contro l'umanità e crimini di guerra rispondano dei loro atti. Gli autori esortano inoltre le autorità irachene a indagare sulle violazioni e gli abusi da parte delle forze irachene di sicurezza ed i gruppi associati. Invita l'Iraq a introdurre le necessarie modifiche alla legislazione nazionale per i crimini internazionali e ad accettare la giurisdizione della Corte penale internazionale per la specifica situazione in cui si trova il Paese.