Russiagate leghista, l'Espresso accusa: "Contro di noi gli squadristi di Salvini"

Una sorta di 'inchiesta' per delegittimare la vera inchiesta giornalistica che ha documentato i tentativi dello sherpa leghista di avere finanziamenti dalla Russia

Savoini e Salvini in Russia

Savoini e Salvini in Russia

globalist 5 agosto 2019
La verità fa male e lo fa ancora di più in tempi bui, quando al potere ci sono forze che mal digeriscono la stampa libera e intorno all’attuale potere ci sono divulgatori seriali di fake news che, ovviamente, hanno tutto l’interessa a delegittimare la stampa libera per far abbeverare la gente in pozzi avvelenati, come quelli che parlano di inesistenti invasioni e che hanno armato le mani di tanti assassini e violenti in tutto il mondo.
 Negli ultimi giorni "alcuni squadristi di Salvini a mezzo stampa hanno provato a imbastire una inchiesta sull'inchiesta. Reclamano di sapere come mai non abbiamo pubblicato l'audio dell'incontro al Metropol, poi consegnato alla procura di Milano, quali sono le nostre fonti e i nostri metodi. Eppure dovrebbero sapere bene che la riservatezza di una fonte per un giornalista è sacra, tutelata in sede legale, e che le altre sono decisioni editoriali".
Lo ha scritto il direttore dell'Espresso Marco Damilano su 'La Repubblica'.
"Nessun segreto sulla mancata pubblicazione dell'audio - aggiunge Damilano - lo abbiamo usato per confermare gli elementi che ci servivano, considerandolo uno strumento importante che non esaurisce un'inchiesta molto più vasta e complessa. Ogni documento, anche un audio ai tempi della Rete, non è il punto di arrivo, è il punto di partenza di una inchiesta giornalistica, che richiede verifiche, analisi, contesto, racconto. E capacità di reggere l'assalto di un potere che non si limita a mentire o a non rispondere alle domande, come in passato, ma vuole delegittimare, isolare, infangare chi le fa".
"Il ministro Matteo Salvini sfugge al Parlamento, sogna un Paese che assomigli ai suoi ossessivi monologhi sui social e sguinzaglia il branco dei cacciatori in rete contro i (pochi) giornali non ancora sdraiati sulla spiaggia del Papeete - sottolinea Damilano - I nostri, soprattutto, allergici al conformismo di qualunque colore, per dna e per storia. Repubblica con il videomaker Valerio Lo Muzio, insultato dal ministro per avere documentato il figlio a bordo della moto d'acqua della Polizia. E L'Espresso, sotto tiro per l'inchiesta di Giovanni Tizian e Stefano Vergine sulle trattative d'affari tra la Lega e la Russia".
Dopo la nostra pubblicazione - aggiunge - il 24 febbraio, la procura di Milano ha aperto un'inchiesta per corruzione internazionale e indaga su Gianluca Savoini, l'uomo chiave, intimo di Salvini".
"Il sito americano BuzzFeed ha pubblicato l'11 luglio l'audio dell'incontro all'hotel Metropol che confermava quanto scritto cinque mesi prima - scrive ancora il direttore dell'Espresso - Il premier Giuseppe Conte ha ammesso di fronte al Senato (24 luglio) che il suo ministro dell'Interno ha mentito sulla presenza di Savoini nelle delegazioni ufficiali. Di fronte a tutto questo chi fa il nostro mestiere ha il dovere di rilanciare".
"Salvini era informato della trattativa di Savoini al Metropol di Mosca con i russi il 18 ottobre 2018? - chiede Damilano - Cosa ha fatto Salvini la sera prima nella capitale russa, dopo aver parlato per soli dodici minuti in pubblico nel pomeriggio all'incontro di Confindustria Russia? Si è incontrato con il vice-premier con delega all'Energia Dmitry Kozak? Perché l'incontro non figura nell'agenda del ministro? E soprattutto: che grado di autonomia da una potenza straniera ha l'Italia governata dai sovranisti? Nessuna risposta, solo qualche battuta infastidita, il coraggiosissimo Capitano scappa. E nessuna smentita, nessuna querela".