La saga d’arte e storia di Charlotte Salomon, ebrea finita ad Auschwitz

Castelvecchi pubblica tutto lo stupefacente romanzo per immagini composto dal 1940 al 1942 da un’artista in cerca di salvezza

Disegni di Charlotte Salomon da “Vita? o Teatro? Singspiel”, Castelvecchi editore

Disegni di Charlotte Salomon da “Vita? o Teatro? Singspiel”, Castelvecchi editore

redazione 2 novembre 2019Culture
Charlotte Salomon è una figura alquanto unica nella cultura del ‘900. Un’artista stroncata e uccisa dai nazisti ad Auschwitz, incinta. Era ebrea. Ma non è questo, purtroppo, a renderla unica. È l' opera sopravvissuta all’autrice.

Nata nel 1917 a Berlino, morì il 10 ottobre 1943. L’autrice compose quanto oggi definiremmo forse graphic novel, un poema o un romanzo immagini con brevi e fulminanti testi: in solitudine riversò molteplici ascendenze con una capacità di racconto e di sintesi commovente e, di fronte alle tragedie personali e della storia, sconvolgente. Chiunque abbia visto parte delle sue tempere in qualche mostra sarà rimasto impressionato dalla carica al contempo visionaria e realistica, lucida e perfino spietata, dell’autrice sulla propria storia familiare, sulla storia degli ebrei in Europa, sul nazismo, sull’antisemitismo. Un'opera vastissima. Sconvolgente, si potrebbe dire. La casa editrice Castelvecchi compie pertanto un’operazione editoriale di indubbia audacia e merito, oltre tutto quando i rigurgiti nazisti e fascisti prendono piede in molta Europa: dal 14 novembre manda in libreria in un grande formato illustrato con cofanetto in veste integrale la saga Vita? o Teatro? Singspiel (pp. 820, € 115 euro fino al 31 gennaio 2020 come prezzo di lancio, traduzione e cura dal tedesco di Massimo De Pascale).

Dopo la “notte dei cristalli” del 9 novembre 1938 Charlotte Salomon fuggì dalla Germania nazista e andò dai nonni materni in Francia, a Nizza. Era stata l’ultima studentessa ebrea ammessa all’Accademia di Belle Arti di Berlino ma, in quanto ebrea, non poté vincere un concorso. Comprese di non avere futuro né scampo, a Berlino.
Aveva oltre tutto una storia familiare segnata da tragedie: la madre suicida, ma lo apprese dopo, e altre donne che si erano uccise. «Un giorno di novembre, Charlotte Knarre lascia la casa dei genitori e va a gettarsi nell’acqua», scriverà all’inizio dell’Atto I della saga raccontando il dramma della zia, compiuto nel 1913, con un’immagine cupa, trascendente, fitta di figurine volanti. Oltre tutto anche la madre dell’artista morirà suicida mentre lei stessa salverà la nonna da un tentativo di uccidersi perché il nazismo crescente in Germania e l’antisemitismo dilagante non davano vie di salvezza.

La tragedia collettiva rendeva l’esistenza in bilico e drammatica. Era il 1943 quando Charlotte Salomon consegnò al dottor Moridis, suo medico, centinaia di tempere e fogli manoscritti. «È tutta la mia vita», gli disse. Di oltre mille tempere composte febbrilmente dal 1940 al 1942 ne aveva scelte 781. Passarono poche settimane da quel gesto di affidamento. Charlotte Salomon aspettava un figlio. Alla fine del settembre 1943, lei e il compagno vennero denunciati, arrestati e deportati ad Auschwitz. Incinta di cinque mesi, fu probabilmente uccisa tre giorni dopo l’arrivo al lager.

Vita? o Teatro? Un Singspiel (Singspiel è una forma d’opera cantata e recitata tipo il Flauto magico di Mozart) fu generato da un lavoro incessante che aveva assorbito totalmente la sua autrice. Nella sua opera Charlotte Salomon riversò in maniera personalissima spinte delle Avanguardie d’inizio ‘900, spunti dall’Espressionismo come da Matisse, da Munch come dalla tradizione ebraica. Ne nascerà un poema o romanzo sulla natura umana, sulla sua vita di donna, sull’ebraismo, sull’antisemitismo, sulla vita che lotta contro la morte. Sulla guerra. Scriverà tra l’altro: «Tutto ciò che un uomo normale considera consueto è distrutto con ghigni orribili da guerrieri coperti di sangue che si dilaniano a vicenda. La guerra continuava a infuriare e io ero lì, seduta in riva al mare, a scrutare le profondità del cuore degli uomini; ero mia madre, mia nonna, ero tutti i personaggi della mia pièce. Ho imparato a percorrere ogni strada e ne sono diventata una anche io». Poco si può aggiungere. Se non che l’opera di questa artista è al Jewish Historical Museum di Amsterdam (Joods Historisch Museum), che la conserva con la tutela della Charlotte Salomon Foundation.