Corsera filo-Salvini sui migranti, ma dai gesuiti arriva la risposta
Top

Corsera filo-Salvini sui migranti, ma dai gesuiti arriva la risposta

Antonio Polito inquadra il fenomeno immigrazione nel capitolo sicurezza ed elogia l'ex inquilino del Viminale. Le élite non sono liberali: i confini li vogliono aperti per sé e per i propri figli, non per chi cerca asilo.

Migranti sulla Mare Jonio
Migranti sulla Mare Jonio
Preroll

Riccardo Cristiano Modifica articolo

2 Gennaio 2020 - 09.33


ATF

Ci volevano i gesuiti di Aggiornamenti Sociali per dare una risposta adeguatamente interessante al bilancio di fine 2019 del Corriere della Sera. La firma schierata dal giornale di Via Solferino è di spicco: Antonio Polito. E qual è il punto forte del bilancio di cui il Corsera ci ha messo a parte? I risultati conseguiti sul fronte immigrazione. Polito colloca la questione nel capitolo “sicurezza” e la scelta non sfugge all’occhio vigile di Aggiornamenti Sociali, che con l’autore del commento, Maurizio Ambrosini, osserva: “già questa scelta d’inquadramento collima perfettamente con il linguaggio salviniano. L’immigrazione è una questione di sicurezza, o più esattamente una minaccia per la sicurezza. In secondo luogo nell’articolo si parla solo degli sbarchi: l’immigrazione sono gli sbarchi dal mare. Le politiche rivolte agli altri 5 milioni d’immigrati a Polito e al Corriere non sembrano interessare. Terzo, la validità delle politiche migratorie si misura con il contenimento degli sbarchi. Polito plaude al crollo dei numeri: “metà rispetto all’anno scorso, addirittura il 90% in meno rispetto al 2017”. 
Messa così la questione diviene molti interessante, è dunque il caso di proseguire nella lettura. 
Aggiornamenti Sociali sottolinea che per Polito e quindi il Corsera la morale che emerge è chiara: “È impossibile negare che la svolta l’abbia data Salvini al Viminale”. La sua politica non solo “ha funzionato sul piano dei numeri, ma “ha costretto l’Europa, almeno di tanto in tanto, a non voltarsi dall’altra parte”. 


Davvero? Non è stato il governo Conte2 a ottenere piccoli passi avanti sul famoso ricollocamento? E’ strano questo trasferimento di “successo”, come è strana la dimenticanza del predecessore di Salvini, Minniti: lui non ha tracciato la strada che poi avrebbe portato a Salvini con la guerra alle Ong e l’idea dei porti chiusi?

In definitiva sembra quasi che linea-unica seguita sull’immigrazione come problema di sicurezza sia sfuggita al Corriere. Constatare che Salvini prende un bel 7 in pagella da Polito mentre i suoi successori si ferma a una stentata sufficienza consente a Maurizio Ambrosini una conclusione importantissima: “ C’è chi pensa e scrive che le élite liberali e colte siano per definizione favorevoli all’apertura dei confini, e quindi anche disposte all’accoglienza: non solo degli immigrati, ma anche dei richiedenti asilo. Dall’altra parte starebbero i localisti, magari radicati per mancanza di alternative, e comunque arroccati in difesa dei confini. Credo che la sconcertante lettura delle politiche migratorie proposta da Polito esprima invece in modo eloquente ciò che pensano i salotti di Milano e di molta Italia perbene. Le élite non sono affatto liberali, in materia d’immigrazione. I confini li vogliono aperti per sé e per i propri figli, non per chi cerca asilo. E agli immigrati che puliscono casa loro e assistono i loro anziani i confini li aprono, ma senza dirlo in giro, e senza scriverlo sul Corriere.” 
Detto questo non si può però non soggiungere qualcosa sull’oggi e il Corriere. Guardando la prima pagina on line non può sfuggire lo spazio ancora adesso riservato alla cattiveria di Papa Francesco che addirittura schiaffeggia la mano (neologismo creato proprio per la circostanza, mai prima si era sentito parlare di schiaffeggiamento della mano di chi ci prende a forza)  della donna che lo voleva usare come un amuleto in Piazza San Pietro. Il Corriere sottolineò a lungo il rischio attentati, il rischio terrorismo in Piazza San Pietro. Attentati che ovviamente venivano temuti per via degli stranieri che arrivavano nel nostro Paese. Ancora il 17 dicembre del 2018 i giornali romani diedero l’allarme di un attentato quasi ordito proprio a San Pietro.  Adesso quel rischio appare proprio infondato, tanto che per il Corriere, come per molti altri giornali, nulla di strano vi è nel fatto che il Papa venga strattonato in piazza da una straniera, sotto lo sguardo assai poco vigile della sicurezza che lo lascia  in balia di chi lo strattona con veemenza per diversi secondi. E il terrorismo? La sicurezza? La logica di chi segue il Vaticano come fosse Buckingham Palace è questa: si guardano i pannolini, i vestiti, gli schiaffetti, la lettura del mondo spetta a chi sa vedere nelle migrazioni un rischio per la sicurezza, per dimenticarsene ovviamente quando non gli serve più. Almeno se ne dimenticasse per sempre, sarebbe un passo avanti… 

Native

Articoli correlati