Wole Soyinka: «Nel Sahara muoiono più migranti che in mare»

Il premio Nobel al Festival della letturatura di Mantova con l'ultima raccolta poetica ispirata alle ragazze rapite da Boko Haram e a Nelson Mandela

Wole Soyinka

Wole Soyinka

redazione 8 settembre 2019Culture
Il diritto di dire “no” al potere, ai soprusi, ai fondamentalismi, per restare umani. Come quando Nelson Mandela disse “no” a una libertà condizionata per non incrinare i suoi ideali e la sua lotta all’Apartheid. È uno dei temi emersi dall’incontro al Festival della letteratura di Mantova con Wole Soyinka (Nigeria, 1934), premio Nobel nel 1986, incentrato sulla sua raccolta di poesie Ode laica per Chibok e Leah (Jaca Book, pp. 96, euro 15, a cura di Alessandra Di Maio). Raccolta che prende le mosse dalle ragazze rapite da Boko Haram e che contiene anche una poesia ispirata al leader sudafricano.

La raccolta è scaturita dalla rabbia provata dall’autore quando furono rapite 276 studentesse, per lo più cristiane, a Chinok dai militari del governo jihadista di Boko Haram. Quando fu presa Leah Sharibu aveva 14 anni. I fondamentalisti le imposero di convertirsi all’Islam. Lei rifiutò e la ragazza è rimasta ostaggio. Così ha scritto versi come i seguenti:

Mostrami quale fede riduce a 11 anni
l’età della maternità, e io ti condurrò
nella foresta dove Chibok cova
stigmate di fistole vaginali, stupro nuziale.

Il drammaturgo, saggista e poeta ha incontrato il pubblico in un teatro Bibiena strapieno sabato 7. E ha ricordato che se nel Mediterraneo muoiono migliaia di persone, nel Sahara i morti sono molto più numerosi. Logicamente allo scrittore è stato chiesto cosa pensa “dell’immigrazione e della politica dei porti chiusi?” “È l’incapacità di vedere degli esseri umani bisognosi come altri esseri umani più sfortunati di noi e poi trasformare questa incapacità in ideologia, adducendo anche la purezza della natura o questioni economiche”, ha risposto. E ha ricordato: “Storicamente la maggior parte dei paesi che oggi si sentono minacciati hanno delle responsabilità nelle origini di queste migrazioni. La non riconoscibilità della responsabilità storica è grave quanto la responsabilità coloniale e lo sfruttamento economico. Prima o poi, tutte queste colpe tornano al mittente”.

Soyinka ha voluto porre l’accento su quanto avviene nel deserto africano e passa per lo più sotto silenzio. “Molte più persone muoiono nel Sahara o vengono vendute in schiavitù. Ci sono tanti altri campi di morte lungo questi tragitti, il Mediterraneo è solo quello più visibile grazie ai media”. E tra chi annega e chi perisce di sete nel Sahara l’Africa “sta perdendo enormi risorse attuali e future”.

Soyinka da Mantova contesta ogni tipo di discriminazione da parte di qualunque istituzione la metta in atto. “Non importa che la discriminazione venga fatta sulla base di un’appartenenza a una classe sociale, per nascita o tra indigeni e coloni o indigeni e migranti. In tutti i casi le istituzioni avvalorano le discriminazioni”, riferisce la Voce di Mantova. Lo scrittore non ha risparmiato “le culture tradizionali”, quando discriminano, per esempio nei confronti delle donne quando hanno le mestruazioni. “Praticamente erano considerate sporche”. E ha definito una “pratica abominevole” quando le bambine vengono circoncise. Perché un'altra battaglia cara all'autore che ha rivisitato in chiave africana le Baccanti di Euripide è la battaglia contro le discriminazioni di genere e verso le donne.