I manifestanti respingono la via indicata dall'esercito

Le regole costituzionali non permettono di estromettere dal potere i sostenitori del clan Bouteflika. Anche il capo di stato maggiore tra quelli che devono «degager»

Algeri, manifestazione contro il regime

Algeri, manifestazione contro il regime


Le manifestazioni che si sono svolte ieri in Algeria, per l’ottavo venerdì consecutivo, erano attese come una prova della resistenza degli algerini nell’opporsi al sistema e al tentativo di imporre riforme in continuità con il bouteflikismo. Benché le manifestazioni fossero come sempre pacifiche, la polizia ha cambiato atteggiamento e ieri sera , verso le 18, è intervenuta con gli idranti per disperdere la folla che ancora occupava place Audin a Algeri. Bombe lacrimogene sono state lanciate anche verso il tunnel che collega la piazza all’università, provocando panico e il rischio di gravi incidenti. Per «giustificarsi» i servizi di sicurezza sostengono in un comunicato allarmante di aver «sventato un complotto contro il movimento popolare arrestando degli stranieri». Tutto in linea con l’«avvertimento» del capo di stato maggiore, Gaid Salah.


QUELLE DI IERI erano le prime manifestazioni dopo la nomina di Bensalah, presidente del Senato, alla carica di presidente ad interim e dopo la convocazione delle elezioni presidenziali per il 4 luglio. L’eccezionale mobilitazione di ieri, che ha superato quella della settimana precedente, è il segno evidente che il popolo algerino respinge il tentativo di mantenere il cambiamento all’interno delle regole costituzionali, così come vuole il capo di stato maggiore, Ahmed Gaid Salah, che lo ha ribadito nel suo discorso di giovedì a Orano, affermando che l’istituzione militare «veglierà su questa fase» in accordo con «la fiducia reciproca tra il popolo e il suo esercito». Ma, ancora una volta, ha denunciato tentativi di infiltrazioni nelle manifestazioni di individui appartenenti a (non meglio precisate) ong che sarebbero coordinati da agenti esterni.


LA POSTA IN GIOCO si fa sempre più alta e, in vista delle manifestazioni di ieri, lo schieramento delle forze dell’ordine, che durante la settimana avevano represso le proteste degli studenti, era senza precedenti. Fin da giovedì numerosi posti di blocco sull’autostrada Est-Ovest, che dal confine con la Tunisia arriva fino a quello con il Marocco, avevano cercato di impedire l’afflusso ad Algeri. Ieri mattina sono state invece prese di mira le periferie della capitale, mentre le forze antisommossa hanno cercato di disperdere con idranti i manifestanti che fin dal mattino si stavano radunando alla Grande Poste e alla place Audin.


E ORA, DOPO LE DIMISSIONI di Bouteflika, chiedono quelle delle tre B: il premier Bedoui, il presidente della Corte costituzionale Balaiz e in particolare Abdelkader Bensalah, che è sempre stato al servizio degli uomini forti del sistema. D’altra parte è proprio per questa sua «qualità» che Bouteflika l’aveva scelto per presiedere il Senato. Tipico uomo di apparato, non ha mai preso posizione su nessuna questione di rilevanza nazionale però, naturalmente, era a favore del quinto mandato per Bouteflika. Completamente sordo alle rivendicazioni della piazza, il suo impegno a organizzare elezioni presidenziali libere e trasparenti suona come l’ultimo dei paradossi del sistema algerino.


Ieri negli slogan tra coloro che devono «dégager» c’era anche il nome di Gaid Salah, gridato da buona parte dei manifestanti che si sono sentiti traditi dal suo ultimo discorso. Una delle battute che circolava era: «Abbiamo vinto il primo tempo, ma Gaid Salah ha venduto la partita».


A CHIEDERE LE DIMISSIONI del capo di stato maggiore era stato giovedì l’ex presidente del Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd), Said Sadi, con una lettera inviata allo stesso generale. Nella quale, a proposito della decisione di mantenersi all’interno del quadro costituzionale, affermava: «Io non insisterei sul rispetto della Costituzione richiamata secondo le circostanze. Altri prima di me hanno, a giusto titolo, ricordato come e quante volte la legge fondamentale è stata massacrata e violata». E proseguiva: «Avete un’occasione unica di chiudere la carriera con una decisione patriottica che potrebbe far rientrare l’esercito nelle caserme e lasciare gli algerini liberi di inventare il grande destino che il militarismo ha impedito loro fin dal primo giorno dopo l’indipendenza». E potrebbe così evitare di far schierare l’esercito contro chi protesta.