Le sette vite di Pippo Baudo, intramontabile

Le cadute e le risalite di Pippo, risorsa straordinaria della Rai. Il suo ultimo programma, Il viaggio, è l'unica vera novità di quest'anno in tv.

Pippo Baudo

Pippo Baudo

Giancarlo Governi 7 giugno 2019

Quando si dice sette vite come i gatti! Anticamente si pensava al gatto come creatura dai poteri diabolici, capace di non morire mai (e invece poverini muoiono, e anche prima di noi umani) e nello stesso tempo in grado di tornare a vivere per sette volte. Ora mi viene in mente Pippo Baudo, di cui sono amico e ammiratore.
Quante volte lo abbiamo visto cadere e poi risorgere, quante volte lo abbiamo visto messo al bando e poi ripescato, grazie alla sua capacità di reinventarsi la vita e il lavoro. La prima caduta, la più clamorosa, fu quando rispose al presidente della Rai Enrico Manca che lo aveva provocato sulle colonne del Corriere della Sera, accusandolo di fare programmi “nazionalpopolari”, dimostrando tra l’altro, cosa molto grave per un politico di sinistra come era Manca, di non aver letto Gramsci, che invece usa l’aggettivo in maniera positiva (e poi che cosa c’è di più nazionalpopolare di una televisione
generalista?). Lo stesso Pippo – che probabilmente Gramsci lo conosceva – lesse il termine gramsciano come in realtà era nelle intenzioni di Manca e rispose in maniera ironica e piccata, direttamente nel finale di Fantastico davanti a 20 milioni di spettatori (quando Raiuno faceva il pieno!).
Pippo fu costretto a lasciare la Rai e ad approdare nelle televisioni di Berlusconi che lo ricoprirono d’oro ma che non erano attrezzate per fare programmi a cui Pippo era stato abituato dalla straordinaria capacità artistica e tecnica della Rai. Dirette cioè complicatissime con decine di elementi che entravano in ballo contemporaneamente, mentre a Cologno Monzese si procedeva per registrazioni che duravano fino all’alba. Pippo disse: “Se in uno studio della Rai cade un microfono per terra, lo raccogliamo e continuiamo e magari ci facciamo pure una battuta sopra, qui invece tutti si fermano e si ricomincia daccapo, con un pubblico finto annoiato e addormentato”.
Non poteva andare avanti così e Pippo si ripresentò alla Rai con umiltà e quasi con il cappello in mano e, per sciogliersi dal contratto con Berlusconi, vendette un palazzetto nel centro di Roma. La Rai lo “condannò” a ricominciare dalla rete più piccola, la Terza, che però era diretta da Angelo Guglielmi, che lo seppe accogliere e rilanciare alla grande. Pronto per nuove avventure da consumare sulla plancia della “ammiraglia”.
La seconda caduta, alla soglia del nuovo secolo, non fu rovinosa come la prima ma fu quasi lo stesso Baudo a capire che bisognava prendersi una pausa di riflessione, continuando a lavorare, però, perché un uomo abituato a lavorare tanto come lui non può fermarsi neppure per un minuto. I suoi Festival di Sanremo non andavano più tanto bene, i suoi programmoni di prima serata cominciavano a vacillare e Pippo ritornò al suo rifugio abituale, Raitre. Questa volta con un programma di storia che si chiamava “Novecento”, dove raccontava alla sua maniera, con un occhio al “nazionalpopolare”, il secolo che stava finendo.
Raiuno lo richiamò anche perché è difficile fare a meno di un personaggio come lui, gli affidò di nuovo "Domenica In", una trasmissione inventata da Corrado ma lanciata alla grande da lui, e il Festival di Sanremo. Ma al primo cenno di stanchezza della kermesse sanremese si pensò di trovare in Pippo il responsabile. Iniziò una nuova fase di declino che Pippo semppe affrontare con molta dignità e anche con maestria. Una fase che culminò con il disastro del programma dedicato alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, dove accanto a Pippo misero un Bruno Vespa voglioso di rubare la scena al collega, che invece cercava di rimanere al centro dell’attenzione. Il programma finì ingloriosamente, con Bruno Vespa che lasciò stizzito la trasmissione prima della fine.
Sembrava che per Pippo non ci fosse più scampo, l’età avanzava e la fiducia dei manager della Rai era venuta meno. Ma ancora una volta “il gatto Pippo” ha fatto appello a una delle sette vite e, alla bella età di 76 anni, è risorto di nuovo. Con un programma che l’Espresso ha definito l’unica novità dei palinsesti di quell’anno.


Ancora una volta da Raitre, che a quanto pare è il ruolo prediletto delle sue resurrezioni. "Il viaggio" era un programma veramente nuovo che si rifaceva a modelli antichi ripescati dalla memoria. A modelli non soltanto letterari ma anche televisivi: certamente Pippo, un pioniere della televisione, non poteva non conoscere i “viaggi” di Mario Soldati e di Zavattini. Il suo viaggio è stato alla ricerca delle regioni d’Italia, dei loro aspetti storici, culturali ma anche di spettacolo.
Chi va in Puglia di solito, seguendo l’infralzione di programmi “de magnate”, come direbbero a Roma, ci porta a mangiare le orecchiette e le altre specialità di quella stupenda regione, ma Pippo ci ha portato in un laboratorio dove 12 donne fanno l’umile tarallo. E poi, momenti divertenti con Beppe Fiorello con il quale hanno ricordato Domenico Modugno, con Checco Zalone, la Guaccero e Rubini ma anche momenti “alti” come l’intervista a Baldina Di Vittorio, la figlia di uno dei più grandi italiani, e la visita a Maglie, la patria di Aldo Moro.
Grande Pippo, dalle sette vite come i gatti!