Quelli che in Rai salteranno come grilli

E se si scoprisse che con la rivoluzione comunicativa digitale di Grillo l'attuale sistema radio televisivo pubblico ad uso privato non serve più? [Ennio Remondino]

Ennio Remondino 3 marzo 2013
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di Ennio Remondino[/b]


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1. [/b]La causa dell'abbandono prevista era l'amianto. La coibentazione micidiale del vecchio palazzone Rai di viale Mazzini che sovrasta il cavallo stremato, fuso in bronzo da Messina. L'esodo per risanamento ci sarà, ma in tempi probabilmente accelerati e per cause molto diverse. Un passato che non ritorna e un futuro estremamente incerto per tutto e per tutti. L'Italia sociale ed economica, la politica, i meccanismi di governo, e infine -o per cominciare- il sistema comunicativo-informativo radiotelevisivo dominante sino a ieri. Forse per intuizione o per più banale necessità contabile, sulle nicchie di bengodi diffuse in Rai, già stanno curiosando i solitamente poco utilizzati segugi della 'audit' interna. Amare sorprese in vista. Ma siamo ancora ai fronzoli: un po' di svecchiamento, qualche bastonata agli intrallazzi più svergognati, ma il sistema dell'amico dell'amico ancora regge. E i tempi del risanamento del duo Tarantola-Gubitosi diventano tv analogica rispetto al digitale.



[b]2.[/b] La cronaca di piccole meschinità e presunte grandi furberie di questi giorni in Rai -ammettendole veritiere- piombano l'osservatore esterno, ma non troppo, nello sconforto. Notizie imbarazzanti per una parte politica ma di rilievo assoluto, vedi le idealità in vendita del senatore De Gregorio che per tre milioni avuti da Berlusconi affonda il governo Prodi. News occultate -dicono- dal Tg2. Non è possibile, ti dici. Troppo scemo per essere vero. Il Tg di minore ascolto non può nascondere altro che la propria credibilità. O promuovere l'incasso di meriti inconfessabili. Alla De Gregorio. Che, guarda caso, è pure lui un giornalista. Ma visto che al peggio non vi è mai fine, leggi che al Tg2 potrebbe arrivare presto Augusto Minzolini, neosenatore in attesa di conti da saldare con la Rai. Conti salati, molto più delle sue trasferte sui fronti perigliosi della notizia di fine settimana, sempre in località amene. Qui la tragedia si fa comica. Vicenda Rai certo gestita con complici incapacità.


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3. [/b]Sempre le cronache narrano di incursioni notturne del direttore generale Luigi Gubitosi in alcune redazioni del centro di produzione Rai di Saxa Rubra. Scoprendo, a quanto risulta, che l'acqua troppo calda brucia. Onerosi turni di lavoro notturno compensati -come da contratto e da giustizia- con rilevanti integrazioni retributive, disagi in realtà consumati da alcuni comodamente a casa loro. Oibò. Perdindirindina. Codice etico, infedeltà aziendale e ipotesi di danno erariale. E la caricatura si fa commedia. Tutti sapevano ma nessuno voleva rompere l'antico codice dell'omertà. Straordinari mai consumati ma firmati e concessi da dirigenti come premio o come clientela. Tanto paga Pantalone. Storia vecchia come il mondo. Segreto di Pulcinella. L'equivoco della duttilità del lavoro giornalistico non sottoponibile ad un controllo fiscale, vedi rilevazione di entrata e uscita, invece di difendere i valori alti della professione, giornalismo di strada, diventa esclusivo vantaggio dei furbi.


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4. [/b]Altro passaggio del vecchio che avanza, e seppellisce l'azienda, è la malattia contagiosa e incurabile da intossicazione video. La storia di tutte le televisioni -e di tutta la politica- ne è piena. Figure caricaturali, che ripetono frasette banali di fronte a telecamere, servono per telegiornali che pesano l'informazione politica a etti e non a contenuti. Quando la malattia giunge alla video dipendenza totale, le stesse disposizioni aziendali diventano un optional. Valgono o non valgono a seconda della testata? No al doppio incarico, impose con dolore e lacrime di alcuni la direzione generale. Al Tg1 è accaduto, anche se non bastano volti nuovi e regole antiche a recuperare ascolti e credibilità dilapidata da altri. Al Tg3 a quanto si vede non valgono. Rimasugli di ribellismo telekabulista o tossicità da video ormai irrecuperabile, salvo cacciata? Lo stesso sindacato protesta e la direzione generale ci fa una figuraccia. Mai dei videocontaminati a una direzione. Il virus incombe.



[b]5. [/b]L'apice della malattia da video protagonismo è stato l'incubo delle quattro penitenze elettorali tv in fotocopia. Ma l'occasione di farsi interlocutori diretti col potere era incontenibile. Vecchio vizio, anche se la regola pare sia oggi il giovanilismo. Costa meno e -forse- produce di più. Sapendo fare il mestiere che serve. Qualche dubbio su questo punto affiora -anche sulle recenti nuove nomine- e vecchie dirette da passerella. Certamente obsoleto e sostanzialmente messo in un angolo l'ex onnipotente Consiglio di amministrazione. Forse qualche ingenuità di nomina da parte della vecchia opposizione e rimasugli troppo datati nell'ex maggioranza dimezzata in Parlamento. Il consigliere Verro, accanito sostenitore del ritorno di Augusto Minzolini al Tg1, pare scelga di fare politica nel luogo deputato. Il consigliere Rositani scopre che anche a Rieti il peperoncino è rosso, e il seggio in Cda rimasto scoperto competerebbe ad un candidato del M5S. Divertente soltanto immaginarlo, assieme ad una commissione parlamentare di Vigilanza presieduta -facciamo conto- da un deputato per caso!


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6.[/b] Il problema sostanziale che appare all'orizzonte della comunicazione planetaria non è certo una scoperta di Grillo-Casaleggio. Ma pare che giornalismo e politica in Italia siano un attimino “out”, fuori. Di testa, ovviamente. La televisione come strumento di convincimento e di potere -oltre che di dovuta informazione- è un mezzo di ieri. Due tecniche nel suo uso strumentale, come quelle per la tutela dei segreti inconfessabili da indagine giudiziaria: quella antica scelta da Berlusconi con la “saturazzione”, e quella vincente di Grillo per “sottrazione”. La piazza elettronica è ormai digitale, e la piazza reale serve come esibizione di potenza quando questa è già diventata tifoseria. Quanto confronto reale avvenga sulla rete è ancora tutto da discutere, ma sicuramente produce consensi e voti. E la radiotelevisione dei lotti, già inammissibile ieri, è oggi assurdo antiquariato. E' una vecchia logica morta senza neppure accorgersene, assieme alle candidature video presunte “acchiappa voti”.



[b]7.[/b] «Dopo aver subito uno scacco, bisogna trarne una lezione e modificare le proprie idee in modo tale da farle corrispondere alle leggi del mondo esterno, e così di potrà trasformare lo scacco in un successo; la sconfitta è la madre del successo e ogni insuccesso ci rende più cauti». Mao Tse-tung, noto anche come Mao Zedong (1893 -1976), politico cinese, luglio 1937. Oggi, 2013, in attesa di nuovo Papa e di nuovo governo, il vecchio Mao aiuta. Imparare dagli errori. Tutti i sistemi di potere basati su delicati equilibri interni e complesse compensazioni esterne, quando arrivano alla fine del loro percorso storico, i primi pezzi che scaricano sono gli apparati di contorno per salvaguardare quanto resta per loro stessi. Una azienda di Servizio Pubblico come è oggi la Rai, nonostante significativi sforzi di cambiamento, è strumento obsoleto sia per le sue funzioni nobili -informare con onestà- sia per il suo utilizzo strumentale di appartenenza. Rai smagrita con una offerta editoriale per generi e non per lotti è la sola speranza di futuro.