Giornalisti Rai con la maglietta rossa, il Tg3: preoccupati per i propositi punitivi

Il Comitato di Redazione del Tg3 dopo l'attacco leghista che preannunciava la rischiesta di procedimenti disciplinari

Magliette rosse

Magliette rosse

globalist 8 luglio 2018

L’affondo è venuto dalla Lega, che quando sente la parola migranti mette mano alla pistola (metaforicamente parlando) e quando associa la parola migranti al colore rosso perde addirittura il seno fino a minacciare ritorsioni disciplinari.
Giusto? Nulla affatto: “"Aderire ad iniziative di solidarietà e in difesa dei diritti umani non vuol dire scegliere una parte politica, ma proclamare l'inviolabilità di principi fondamentali per la democrazia, peraltro perfettamente in linea con quegli stessi valori espressi dalla Costituzione cui si impegna ad ispirarsi sia chi giura assumendo un incarico pubblico sia la Rai, i suoi giornalisti, nell'adempiere alla missione di Servizio Pubblico".
Lo ha scritto il Comitato di Redazione del Tg3 sulla vicenda delle magliette rosse in un comunicato. Il Comitato di Redazione, ricorda che "i giornalisti di RaiNews24, come tantissimi altri giornalisti, non solo della Rai, e una moltitudine di cittadini, non hanno indossato divise di partito, o lanciato slogan a favore o contro questo o quell'altro, per una o l'altra idea: hanno manifestato per l'iniziativa lanciata da Libera - che notoriamente non è un partito politico - come hanno fatto, per esempio, nella giornata contro la violenza sulle donne, o nel corso di iniziative contro la mafia".
Il Cdr del Tg3 sottolinea che "la scelta di ciascuno a sostegno dei diritti umani e' avvenuta- e può essere adottata in ogni caso - nel rispetto della libertà di espressione e della deontologia professionale". Il Tg3 manifesta "preoccupazione per i propositi punitivi manifestati in questa occasione da esponenti politici della maggioranza, che peraltro arrivano dopo dichiarazioni sulla Rai, che, in questa stagione, secondo un copione già visto in quelle precedenti, paiono andare in direzione opposta a quella di una autonomia dell'azienda e dei suoi giornalisti da ogni forma di condizionamento".