I Tg sudditi dei politici che esternano sui social: siamo a 'telebaracca'

E' giunto momento di porre in discussione questa sudditanza imposta dai meccanismi utili soltanto all'annientamento dell'autonomia e della riflessione critica.

Rai, studio tg1

Rai, studio tg1

Onofrio Dispenza 11 luglio 2018

Piccola nota, breve considerazione dopo un rapido zapping per Tg. Un tempo la politica decideva i direttori. La loro gestione e la prova quotidiana della loro affidabilità e disponibilità era affidata al portavoce di turno che alimentava il canale politica-Tg con dritte, veline, suggerimenti, "linea" da tenere su questo e su quello. Oggi Tg, direttori e redazioni si sentono soltanto "obbligati" terminali di interventi che i politici affidano a raffica continua ai social. Non c'è bisogno di portavoce, di telefonate, di "preghiere". Tanto, stai certo, lo faranno, prenderanno pari pari quel che hai detto, senza il fastidio di rispondere ad una domanda. Tu decidi di cosa parlare, come parlarne, e puoi contarci, non avrai una replica. Cosa già rara nel vecchio regime.
A questo punto, d'obbligo la domanda che il mondo dell'informazione deve porsi: è necessario farsi"trainare" così? Davvero un obbligo tutto quel che i politici affidano ai social perché tu lo prenda?
E' giunto - da parecchio - il momento di porre in discussione questa sudditanza imposta dai meccanismi utili soltanto all'annientamento dell'autonomia e della riflessione critica. Lo si deve fare al di là della comprensibile "disponibilità" di chi dirige la "telebaracca". E'una questione che riguarda la tutela e la dignità della professione, se ha ancora un senso la professione. Si deve rapidamente e coraggiosamente arrivare a pensare che fare a meno dei video che ti gettano in pasto nella ciotola non è necessario all'informazione, al racconto del Paese. Cosa dire e cosa raccontare, le priorità del racconto del Paese - che passa anche dalla politica, ma che dalla politica non deve partire, bensì dal reale - devi essere tu a deciderlo, non lui, non loro. Se davvero ci teniamo così tanto alla democrazia, pronti come siamo, giustamente, ad indignarci quando democrazia e civiltà sono sotto attacco.