I giornalisti contro Di Maio: si scusi per i suoi attacchi sconsiderati

Ordine dei giornalisti e federazione della stampa accusano il vice-premier: il loro disegno è indebolire l'articolo 21 della Costituzione

Di Maio

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globalist 9 ottobre 2018

Giornali e giornalisti possono essere criticati. Molte volte a ragione. Peccato, però, che tra i primi che insultano ci sono gli stessi che hanno fatto le loro fortune politiche e imprenditoriali spargendo fake news e siamo arrivati perfino al paradosso che i principali divulgatori di bufale siano stati premiati dal sedicente governo del Cambiamento con la presidenza della Rai.
 Il vicepremier e ministro Luigi Di Maio ha portato nei confronti delle testate del gruppo Gedi, in particolare Repubblica e L'Espresso, "attacchi sconsiderati" e di "una gravità inaudita". Non solo, "ha portato un cazzotto all'art. 21 della Costituzione e al diritto dei cittadini ad essere informati". Di fronte a questo atteggiamento, di fronte al presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si pone come "il grande inquisitore contro la libertà di stampa", Fnsi, Usigrai e Ordine dei giornalisti hanno svolto una conferenza stampa nel corso della quale - in risposta non solo a Di Maio ma ad un atteggiamento sempre più diffuso da parte del governo nel suo insieme - hanno annunciato una serie di iniziative di protesta (tutte da organizzare): a partire - sul modello americano anti Trump - da un editoriale di contenuto analogo da far uscire lo stesso giorno su tutti i giornali italiani per arrivare ad una manifestazione che coinvolga non solo i giornalisti ma tutte quelle fette della società (spesso quelle più in difficoltà) che hanno bisogno della libera informazione.
Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario e presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani, segretario dell'Usigrai, e Carlo Verna, presidente dell'Ordine dei gionalisti, hanno incontrato in una conferenza stampa colleghi, cdr, rappresentanti degli organismi territoriali della categoria per manifestare la preoccupazione di tutti per attacchi, a partire da quelli di Di Maio - per i quali il ministro "dovrebbe chiedere scusa" - che hanno come obiettivo quello di "indebolire l'informazione", con sullo sfondo "un disegno molto più ampio, un disegno che punta a indebolire l'articolo 21 della Costituzione (dedicato alla libertà di stampa - ndr) e i valori contenuti nella prima parte della carta. Si punta ad eliminare ogni intermediazione".
Il disegno che porta avanti Di Maio, ha spiegato Lorusso, "non è solo italiano. Il suo atteggiamento è la fotocopia degli attacchi di Donald Trump i mesi scorsi al Washington Post, al New York Times, alla Cnn. I cittadini devono attingere direttamente dalla fonte, che è il potere. Ma così si va verso una democrazia illiberale, autoritaria".
Lorusso ha toccato anche il tema dell'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, chiesta a gran voce dal Movimento 5 Stelle dopo gli interventi dell'Ordine regionale lombardo nei confronti di Rocco Casalino, per i contenuti di suoi audio e messaggi inviati a giornalisti. "È vero che l'Ordine deve essere riformato - ha detto - ma chiederne l'abolizione vuol dire 'siete il nemico'".
Per il segretario della Fnsi non cè dubbio, "siamo di fronte ad uno schema: impedire alla stampa di fare il proprio lavoro, impedire di mettere ostacoli al governo". Di fronte a tutto ciò, è l'invito di Lorusso, "la reazione deve essere comune e rumorosa. Potremmo immaginare - ha spiegato - una azione come quella fatta negli Stati Uniti dove 320 giornali nello stesso giorno hanno pubblicato editoriali, non uguali, ma dal contenuto analogo e con i quali hanno preso le distanze dagli attacchi di Trump. E poi - ha continuato - una manifestazione pubblica in difesa della Costituzione".
Per il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Verna quelli di Di Maio sono attacchi di "una gravità inaudita, sono dichiarazioni indecenti" che arrivano dopo "la minaccia dell'abolizione dell'Ordine". A questo punto, ha rilevato Verna, "chiedo al collega giornalista, al pubblicista iscritto in Campania di chiedere scusa per quanto detto" sul gruppo Gedi.
Verna ha poi invitato a non dimenticare il caso "Conte-Alpa, il Paese deve sapere" come si è sviluppato il concorso del presidente del Consiglio. In ogni caso, ha aggiunto, "sono preoccupato per la concezione di democrazia" che si sta sviluppando.