Niente incontro senza scuse: i giornalisti dicono no al nuovo invito di Di Maio

La Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Ordine dei giornalisti non incontreranno il ministro del Lavoro. Oltre agli insulti M5s vuole delegittimare la libera informazione

Tessera ordine dei giornalisti

Tessera ordine dei giornalisti

globalist 26 novembre 2018

Senza le scuse no. Non ci si può confrontare con chi insulta e chiama i suoi sostenitori per delegittimare i giornalisti e la professione giornalistica.
La Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Ordine dei giornalisti non incontreranno il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, e il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, hanno ribadito che non sussistono le condizioni per un confronto serio e costruttivo.
Pertanto, dopo aver declinato l'invito per domani, 27 novembre, sindacato e Ordine dei giornalisti hanno risposto di no anche alla nuova convocazione del ministro, fissata per il 10 dicembre.


Sindacato e Ordine, pertanto, non incontreranno il ministro Di Maio, ma nella stessa giornata del 10 dicembre convocheranno un'assemblea pubblica davanti alla sede del Ministero dello Sviluppo economico. "Le ragioni - spiegano Raffaele Lorusso e Carlo Verna - sono quelle illustrate in occasione dell'invito di qualche giorno fa. La convocazione di sindacato e Ordine insieme a non meglio identificate associazioni e' una mancanza di rispetto verso chi rappresenta i giornalisti ed e' legittimato a farlo da percorsi democratici codificati da leggi e statuti, quali elezioni, congressi e riunioni di organismi collegiali. Peraltro, ai pesanti insulti alla categoria non e' mai seguito un gesto di ravvedimento da parte del ministro. Riteniamo, inoltre, che un confronto serio e costruttivo non possa prescindere da atti chiari e trasparenti di contrasto al lavoro precario da parte del governo. Non si puo' impugnare la bandiera della difesa dei piu' deboli e allo stesso tempo insistere per azzerare il fondo per l'editoria, un provvedimento che, se approvato, avra' come unico risultato quello di far crescere il numero dei precari".