Le redazioni italiane sono maschiliste e misogine: l'80% delle giornaliste ha subito molestie

Il rapporto della Fnsi sulle molestie contro le donne nel mondo dei media italiani: si va dalle battute al ricatto sessuale. E a commetterlo è sempre un superiore

Le redazioni italiane sono luoghi di molestie: l'80% delle giornaliste le ha subite

Le redazioni italiane sono luoghi di molestie: l'80% delle giornaliste le ha subite

globalist 5 aprile 2019
L’85% delle donne che lavorano nel mondo dell’informazione ha subito molestie sul lavoro nel corso della propria vita professionale. Ma il 42,2% afferma di essere stata molestata soltanto nell’ultimo anno, in piena campagna “Metoo”. Ne parla su Repubblica Maria Novella De Luca.
L’80% delle donne e ragazze raccontano di essere state oggetto di “battute e sguardi” sessisti, il 51,9% di aver ricevuto “inviti, richieste, pressioni”, il 35,4% di aver subito veri e propri “ricatti sessuali”. Svela una realtà già nota ma troppo spesso sommersa, la prima indagine condotta in Italia dalla Commissione Pari Opportunità della Fnsi, la Federazione Nazionale della Stampa, sulle molestie sessuali subite sul lavoro dalle giornaliste. Un sondaggio, in collaborazione con Casagit, Inpgi, Usigrai e i patrocini dell'Ordine dei giornalisti e di Agcom, con la consulenza della statistica Linda Laura Sabbadini, presentato stamattina nella sede della Fnsi.
Dati raccolti attraverso un dettagliatissimo questionario anonimo, a cui hanno risposto 1132 giornaliste di quotidiani, agenzie di stampa, radio, televisione, pari al 42% del campione.
I risultati mettono in luce un fenomeno ampio e diffuso che Linda Laura Sabbadini definisce “molto grave”, soprattutto alla luce di alcuni dati. Circa il 35% delle giornaliste di quotidiani, televisioni, radio, testate online e agenzie denunciano di aver ricevuto “ricatti sessuali” mentre erano precarie o cercavano di essere assunte, richieste cioè di “prestazioni sessuali” per ottenere un posto o per progredire nella carriera. Il 34% delle intervistate afferma poi di essere stata “toccata, abbracciata contro la propria volontà” almeno una volta nella vita, e il 13,7% afferma di aver dovuto affrontare questo tipo di “aggressione” negli ultimi cinque anni. Da notare che l’89% delle giornaliste ha subito molestie sessuali (di varia gravità) all’interno di un contratto a tempo indeterminato, il 17,6% con un contratto a tempo determinato, il 9% da collaboratrice. Luoghi del sessismo i quotidiani e le tv, del resto sono i media con il maggior numero di lavoratrici e lavoratori. Da notare, poi, però, a riprova forse di un atteggiamento non abbastanza censurato, che il 35% delle molestie è stato subito dalle giornaliste “in redazione in mezzo ad altri colleghi”, in “redazione in una stanza chiusa” (22,7%) , “all’esterno della redazione per lavoro” (19,9%), “da inviata” (6,7%).
Se dunque la maggioranza degli attacchi avviene nel contesto pubblico delle redazioni, questo vuol dire che esiste, sottoliena Sabbadini “un clima diffuso di scarsa consapevolezza della gravità delle molestie”. L’autore delle molestie, così riferiscono le intervistate, ha in media tra i i 45 e i 60 anni ed è un diretto superiore. Non solo. Spesso all’aggressione verbale (o fisica) assistono senza intervenire altri colleghi. Da notare poi che ritenendo il fatto “non troppo grave”, quasi nessuna giornalista denuncia la molestia subita. E se per il 50% delle intervistate, l’episodio, seppure grave finisce lì, il 15,6% delle colleghe racconta he per aver denunciato o reagito alla molestia “è stata penalizzata sul lavoro”, il 5% ha dovuto lasciare quel posto o ha addirittura rinunciato alla carriera.
“Tutti questi dati – conclude Linda Laura Sabbadini – concorrono a creare un clima sociale pesante tra le donne nello svolgimento del loro lavoro. Più del 70% ha ritenuto gravi le molestie subite. La criticità avviene in maggioranza da superiori.  I dati sono orientativi e vanno presi con cautela, ma segnalano la necessità di un’attenta riflessione e azione seria e concertata da parte di chi è a capo dei media e degli editori. Il disagio delle donne è evidente e non deve più essere sottovalutato”.