La stretta antifascista di Facebook non piace a Storace: "Censura inaccettabile"

Il direttore del Secolo d'Italia denuncia la sparizione da Facebook di un articolo su un raduno di Casapound a Verona e attacca: "Facebook come la polizia informatica"

Francesco Storace

Francesco Storace

globalist 15 settembre 2019
Piagnucola Francesco Storace, dalle pagine del suo Secolo d'Italia. Oggetto della lamentatio è la stretta di Facebook contro gli account sovranisti e fascisti, che ovviamente chi simili account li condivide e li ritwitta vede come un'insopportabile limite alla propria libertà. 
Scrive Storace su twitter e poi nell'articolo: Nella sua guerra a Casapound e alla destra in generale, Facebook si trasforma in una specie di polizia informatica e rimuove anche articoli del Secolo d’Italia. È una censura inaccettabile". E poi ancora: "Adesso qualcuno deve farci la cortesia di spiegare che cosa pretendono dall’informazione. In particolare che cosa vuole Facebook. Perché adesso si sta davvero esagerando". 
Secondo Storace, "Così come in democrazia c’è il diritto ad esprimere le proprie opinioni che possono anche essere non condivise. Se c’è odio o violenza – come sostiene qualche fanfarone – è la magistratura a stabilirlo e non l’avversario politico". 
Questa grande lezione di democrazia arriva in riferimento alla cancellazione da Facebook di un articolo in cui si parlava del raduno di Casapound a Verona, lo scorso 8 settembre. Raduno di cui il Secolo d'Italia parlava in questi termini: "Un appuntamento ormai tradizionale per militanti e simpatizzanti, come di consueto scongiurato da un’inutile caciara “antifascista” nei giorni immediatamente precedenti e alla fine, come sempre, svoltosi regolarmente in un clima del tutto sereno. I soliti idioti della contestazione a senso unico erano ricorsi al classico repertorio bifolco". 
Ora, è chiaro che l'opinione di Storace non deve necessariamente coincidere con quella di Mark Zuckerberg. C'è una cosa che però questi neofascisti fanno finta di continuare a non capire. Mettiamola nero su bianco una volta per tutte: quelle di Casapound sono atti criminali, non opinioni. Quelle di chi simpatizza con Casapound non sono opinioni. Non sono opinioni il fascismo, l'omofobia, il razzismo e tutto il repertorio che voi chiamate dei 'bifolchi'. 
Deve entrare nelle teste di questa gente che lo spazio concesso, in maniera tanto stolta, a chi professa le idee criminali di Casapound, verrà tolto e restituito a chi non professa idee di violenza e discriminazione. Che Casapound deve essere isolata politicamente e ideologicamente. E che questa stretta passa anche e soprattutto dai social network. Voi la chiamate censura. Noi lo chiamiamo antifascismo.