Michael Stipe: sostengo il movimento contro i cambiamenti climatici

Il rocker dà a Extinction Rebellion i proventi del suo ultimo singolo. Al museo Maxxi ha presentato il nuovo libro di foto: "I R.E.M. non rinasceranno"

Michael Stipe nel volume Our Interference Times, Damiani Editore

Michael Stipe nel volume Our Interference Times, Damiani Editore

Di ricostituire i R.E.M. non se ne parla, Michael Stipe pubblicherà un album ma senza fretta, intanto pubblica libri di foto e sostiene la lotta contro le cause dei cambiamenti climatici. Lo ha detto il cantante stesso al museo Maxxi di Roma dove ha mostrato l’altro lato, e non tanto secondario della sua vita artistica, quello di fotografo. Stipe ha infatti presentato l’edizione italiana di Our Interference Times - A Visual Record (Damiani editore, pp. 200, € 50), libro fotografico con lo scrittore canadese autore di Generazione X Douglas Coupland. Il libro segue Volume 1 (Damiani, 2018), il suo primo fotografico uscito l’anno scorso.

Il musicista ha di recente pubblicato il singolo Your Capricious Soul. Alle domande dei giornalisti il musicista ha risposto che per un album bisognerà aspettare: « Seguo l’istinto. Non ho fretta. Pubblicherò canzoni solo quando mi sentirò pronto. Non trattenete il respiro e godetevi il viaggio». Ha anche detto che i rapporti con gli altri ex R.E.M. Mike Mills e Peter Buck sono buoni, ma la band non si riforma: «Mettetevi l’animo in pace: i R.E.M. non suoneranno mai più sullo stesso palco». E ha precisato che i proventi del singolo andranno al movimento contro i cambiamenti climatici Extinction Rebellion. Tanto che in un incontro non programmato al Maxxi si è attardato con gli attivisti del movimento.

«Credo nell’arte senza vincoli, forse per gli insegnanti avuti negli anni ’70, vecchi hippie che cercavano di trasmetterci i valori che oggi ritrovo nel movimento Extinction Rebellion», ha puntualizzato. Stipe ha lanciato il video della canzone sul suo sito ufficiale. «Per noi americani, il concetto di indipendenza affonda le radici nella storia. Molti della mia generazione l’hanno reso di nuovo attuale. La scelta di pubblicare Your Capricious Soul sul mio sito va vista più in quest’ottica che come una guerra alle multinazionali». Stipe ha ricordato di non vivere «nel passato e non desidero viverci, così come non credo in chi mi dice che l’analogico è meglio del digitale. Non amo i social media, soprattutto per l’immagine che danno di me e per come sono stati usati negli ultimi anni da Trump, ma adoro la tecnologia e cerco di sfruttarne appieno le possibilità».

«Ho scattato foto per tutta la vita - ha detto Stipe in una recente intervista al giornalista che lo ha affiancato alla presentazione al Maxxi, Dario Pappalardo di Repubblica - Saranno centinaia di migliaia, non esagero. Per me rappresentano il panorama emotivo e visivo di quest’epoca di transizione e caos: questo libro è la cosa migliore che abbia fatto finora. Dalla musica ho imparato che, per spiegare tutto, un artista tende a sminuire ciò che fa. Ho sempre combattuto per tradurre in parole, in canzoni, le immagini che ho in testa. Le foto sono più dirette, contengono risposte, non vanno descritte».