Premio Tenco: tra gli ottimi Ron e Cammariere polemiche per Achille Lauro

I tre giorni sanremesi sulla canzone d’autore. Il rapper contestato dagli eredi di Luigi Tenco. Morgan, Capossela, Rancore, Nina Zilli, Levante, Silvestri e Agnelli tra gli ospiti

Il premio Tenco 2019. Foto: Mauro Vigorosi

Il premio Tenco 2019. Foto: Mauro Vigorosi

Giordano Casiraghi

È un’immagine che non rende giustizia alla rassegna del Premio Tenco. Aver assegnato l’apertura, giovedì, ad Achille Lauro non è stato digerito da molti estimatori della canzone d’autore. In proposito si sono scatenati i social: tutti a dire la loro. Su chi e cosa poco importa, l’importante è esserci, sui social. In effetti la scelta è stata coraggiosa, qualcuno riassume tutto nella parola marketing. L’importante è parlarne, e il Tenco anche quest’anno ha fatto parlare: ha avuto l’occasione di essere seguito in diretta da Rai Radio Uno, con John Vignola e Marcella Sullo.

L’omaggio a De André
Nella giornata di mercoledì c’è stata un’anteprima di tutto rispetto con una Master Class dedicata a Fabrizio De André, sempre al Teatro Ariston con Morgan, Dori Ghezzi, Michele Serra e Vittorio De Scalzi che hanno incontrato i ragazzi delle scuole, una consuetudine delle ultime edizioni del Premio Tenco. Morgan ha in corso un programma su Radio 2 Rai dove sta rivisitando i cantautori e proprio a De André ha dedicato due puntate. Già nel pomeriggio di mercoledì all’ex chiesa Santa Brigida, alla Pigna, si sono esibiti Peppe Voltarelli con Alessandro D’Alessandro, oltre a Alessio Lega & Guido Baldoni con le canzoni di Franco Fortini. A sera inoltrata, a Santa Tecla in adiacenza al mare, va in scena una performance luminosa «Abbiamo bisogno di libertà», annessa a una mostra di Marco Nereo Rotelli con opere dedicate a Gianni Siviero e Luigi Tenco. Fuori programma, Vittorio De Scalzi alla chitarra e Morgan al basso hanno cantato alcune tracce da Spoon River in omaggio a Nanda Pivano e ovviamente a Fabrizio De André.

Rancore, Agnelli e Capossela
Si entra nel vivo con la giornata di giovedì 17 ottobre, quando a mezzogiorno sono chiamati a presentarsi alla sede del Club Tenco, nel bel spazio della ex stazione, tutti i protagonisti che si esibiranno in serata all’Ariston. Arrivano Rancore e Agnelli, quindi Gragnaniello che racconta di quando si decise a prendere un treno per Milano e finire a vivere per strada tra i barboni. Arriva Capossela che conferma le tracce dell’invisibile che l’artista va a svelare, come aveva anticipato Gragnaniello, ma aggiunge che l’artista afferma un diritto alla complessità. Lui che venne al Tenco la prima volta a 23 anni, oggi viene visto come uno degli artisti più creativi e geniali, capace di rinnovarsi continuamente, con dischi e spettacoli sempre spiazzanti, ricchi di fascino arcaico. Un discorso anche politicamente impegnato, non a caso ha scelto di girare un video della canzone Il povero Cristo in quel di Riace, dove Mimmo Lucano ha creato le basi per una possibile integrazione dei migranti.
Gli eredi di Tenco contestano la presenza di Achille Lauro
Posto anche per Achille Lauro, discussa presenza, al punto che gli eredi di Luigi Tenco hanno rilasciato un comunicato in cui disconoscevano le scelte artistiche di questa edizione del Premio Tenco. Per giustificare ciò, il sempre bravo e indistruttibile presentatore Antonio Silva avvisa che anche il Premio Tenco ha porti aperti a tutti e quindi ogni proposta è benvenuta. Del resto Achille Lauro si presenta alla conferenza con un vestito a scacchi particolarissimo, accompagnato da un’ altra persona del suo team vestito in maniera altrettanto stravagante.
Difficile fare il paio con uno come Alessio Lega che persegue la ricerca della storia della canzone impegnata, non a caso in serata presenterà un brano di Bulat Okudzava, cantautore russo della prima ora. Non solo: Alessio porta sul palco dell’Ariston La nave dei folli, lunga canzone di Ivan Della Mea, oltre a un brano di Gianni Siviero, altro cantautore che non merita di passare nel dimenticatoio, al punto che il Tenco gli ha dedicato un intero capitolo discografico presentato un mese fa a Milano.

Dopo la pomeridiana, con la presentazione di alcuni libri: quello straordinario di Claudio Ricordi sull’opera di suo cugino Nanni, di cui abbiamo già parlato qui, quello di Paolo Talanca su Francesco Guccini e ancora su Guccini e Gaber da portare nelle scuole, con Paolo Dal Bon e Teresa Guccini a spiegare quello che è ormai un percorso avviato; dopo tutto questo si dovrebbe correre su per la Pigna dove è pronto ad esibirsi il funambolico Gian Gilberto Monti. Quindi scendere giù all’Ariston dove alle 21 esatte va a incominciare la rassegna e la consegna della Targa Tenco ai premiati.
Inizia Achille Lauro con Lontano lontano di Tenco, lui alla voce e Morgan, impeccabile, al pianoforte. Così, dalle 21 a sfiorare l’una di notte, si susseguono molte presenze. Peppe Voltarelli che torna in scena, sarà una costante, con una bellissima versione di La storia siamo noi di De Gregori, Morgan invita a cantare in coro Vola colomba bianca vola, il tema che dà il titolo a questa 43a edizione, Enzo Gragnaniello con il suo album in dialetto, Alessio Lega che annovera nella sua formazione Michele Gazich al violino, per la prima volta al Tenco. In effetti Michele, musicista autore di album da solista, meriterebbe molto di più, e lo aspettiamo per un invito ufficiale in una delle prossime edizioni.
Fulminacci miglior opera prima, Capossela miglior album
Arriva Fulminacci premiato come opera prima, cantautore giovane e fresco, chitarra e voce. Vinicio Capossela che vince la Targa come miglior album in assoluto (Ballate per uomini e bestie) impressiona con i vari travestimenti, suoi e della formidabile band che l’accompagna.
Infine, e siamo ormai oltre mezzanotte, sul palco Rancore con Daniele Silvestri e Manuel Agnelli con Argento vivo, la canzone premiata, presentata all’altro Festival. Niente da stupirsi che le stesse canzoni, nello stesso anno passano da un festival all’altro: come ricorda Silva il Festival di Sanremo è stato ideato dallo stesso Rambaldi che poi ha fondato il premio Tenco. Non è mai finita, rientra Morgan e, insieme a Silvestri, Rancore e Agnelli, coinvolge tutti a cantare la versione in inglese di Vola colomba bianca vola, traduzione curata da Luigi Tenco.

Il giorno successivo va via più in scioltezza. Non c’è più traccia di rap e trap e l’omaggio a Pino Donaggio scalda i cuori e resta una delle migliori cose dell’edizione 2019. Alla fine Donaggio si presta a un faccia a faccia con Morgan e conclude la parte a lui dedicata con un abbraccio corale da lui stesso guidato con la sua Io che non vivo senza te. Nella presentazione alla sede del Club Tenco ha ricordato come sia arrivato alla canzone, dopo essere stato una promessa come violinista d’orchestra. Ad omaggiare Donaggio sono stati chiamati il Gnu Quartet, Nina Zilla, Petra Magoni e Levante.
Ottimo il passaggio di Ron che ha proposto una manciata di canzoni, tra cui Una città per cantare. Ron che aveva ricordato nella conferenza di mezzogiorno i suoi esordi quando è arrivato in RCA a Roma accompagnato dal padre. Gli si è presentato un Renato Zero tutto leopardato, finché è arrivato Lucio Dalla a proporgli di cantare Occhi di ragazza al Festival di Sanremo. Canzone che venne scartata e affidata poi a Gianni Morandi.
Ron arriva per la prima volta al Premio Tenco, come lo stesso Donaggio e Gaetano Curreri che in serata si è esibito all’Ariston con gli Stadio. Ottima performance quella di Sergio Cammariere, ma prima di andare all’Ariston si passa all’ex chiesa Santa Brigida dove si è esibito Ernesto Bassignano in una carrellata di ricordi, tra canzoni popolari e di lotta unite ad altre sue dagli ultimi album. La pioggia non ha disturbato eccessivamente, al punto che l’ex chiesa era stracolma, nonostante l’impegnativa salita alla Pigna.

Giorno dopo, l’ultimo. Salgono sul palco Roberto Brivio, che ha annunciato un progetto di rivisitazione del repertorio Gufi insieme a Flavio Oreglio e Alberto Patrucco, Franco Fabbri è stato premiato come operatore culturale e ha avvisato che adesso si fa chiamare influencer dai suoi allievi (ottengo più like, ha confessato), il grande Mimmo Locasciulli è presente al Premio per la settima volta, lui che ha visto nascere la canzone d’autore al Folkstudio di Cesaroni. David Riondino ha cantato già a mezzogiorno la Canzone dell’Alpino, anche se tutti gli sguardi all’Ariston erano poi rivolti a Gianna Nannini, in procinto di pubblicare un nuovo album di canzoni.