Svezia, la tassa del vescovo non è più un tabù

Dopo il ricorso di un cittadino italiano, vacilla il sistema di tassazione che costringe i cattolici a versare una imposta alla Chiesa di Stoccolma.

Svezia, la tassa del vescovo non è più un tabù
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27 Febbraio 2015 - 11.04


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Ci sono interessanti novità nel contenzioso tra Marco Basile e la diocesi di Stoccolma, in seguito alle indagini che hanno portato l’ingegnere italiano a far luce sull’oscuro sistema di tassazione che costringe i cittadini cattolici a versare, senza previo consenso, una gabella per il mantenimento della Chiesa di Stoccolma. Sollecitata dallo stesso Basile, del caso si occupò, nemmeno un anno fa, Adista (v. Adista Notizie n. 12/14), unica agenzia a riportare in Italia la notizia di quanto accade nella più importante diocesi svedese. Il cittadino inserito nella “comunità religiosa” cattolica non può esimersi dal pagare la “kyrkoavgift” (il tenace ricercatore la chiama “tassa del vescovo”), che viene raccolta automaticamente dall’ente omologo della nostra Agenzia delle entrate.

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Accade diversamente in tutte le altre comunità religiose (non cattoliche) del Paese, che chiedono il permesso ogni anno. Per il fedele cattolico invece il contributo volontario diventa un tributo obbligatorio. Può certo chiedere una dispensa annuale, che in passato era concessa in rare e gravissime occasioni ma che oggi, grazie alla mobilitazione di Basile, è diventata ben più flessibile. In ogni caso tale dispensa resta annuale, e quel che più sconcerta è che non viene comunicata al fedele né pubblicizzata sul sito della diocesi. Infine, qualora intendesse smettere definitivamente di pagare la “tassa del vescovo”, il fedele ha una sola possibilità davanti a sé: uscire letteralmente dalla comunità religiosa cattolica, tramite l’unico meccanismo a lui concesso, che è lo “sbattezzo”. Ciò significa che, per non pagare la tassa, il fedele è praticamente costretto ad auto-scomunicarsi, con effetti universali e non solo locali.

Tutti i materiali della ricerca condotta da Basile nel corso degli anni – consultazione approfondita del sito della diocesi, testi del diritto canonico, scambi epistolari con avvocati e con rappresentanti della Chiesa svedese – sono pubblicati sul sito in lingua svedese [url”biskopsskatt.se”]www.biskopsskatt.se[/url], da cui è possibile accedere ad una versione pdf tradotta in italiano. Nel sito risulta evidente quello che Basile ritiene un abuso e anche una violazione del Codice di Diritto canonico, che al canone 1263 consente a un vescovo, in caso di grave necessità per la diocesi, di imporre solo ed esclusivamente contributi straordinari e comunque mai ordinari. Ed è proprio grazie a questo tributo, ha scoperto Basile, che la diocesi di Stoccolma ha visto crescere enormemente le proprie disponibilità finanziarie, «aumentate di un incredibile 2.551%! (dai 7 milioni di corone svedesi del 2001, pari a 733mila euro, ai 186 milioni del 2013, circa 19 milioni e 500mila euro), a fronte di un misero 1,3% devoluto in opere di carità e sociali».

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Di fronte al muro di gomma della diocesi guidata dal vescovo Anders Arborelius, Marco Basile, il 7 marzo 2014, ha presentato un ricorso ufficiale al Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi (testo completo sul sito [url”biskopsskatt.se/Referenser.html”]www.biskopsskatt.se/Referenser.html[/url]) e oggi, a distanza di quasi un anno, è finalmente giunta una seppur timida risposta.

In una lettera ufficiale, datata 27 gennaio, il presidente del Pontificio Consiglio, card. Francesco Coccopalmerio, e il segretario, mons. Juan Ignacio Arrieta, comunicano a Basile che la norma introdotta dal vescovo Arborelius (prelevare una tassa sulle persone fisiche tramite “consenso per mezzo dello statuto”) non risulta formalmente incongruente con il Codice di Diritto Canonico. «Tuttavia, osservando la questione da una prospettiva più sostanziale, riteniamo che la norma, come rilevata ora nel materiale informativo della diocesi di Stoccolma, potrebbe mancare della chiarezza e della concretezza riguardante il “margine di libertà” dei fedeli». Per qualsiasi ulteriore informazione o rimostranza, si legge infine nella lettera, «dovrà rivolgersi direttamente al vescovo diocesano».
«Io avevo semplicemente chiesto se un vescovo può imporre una tassa ecclesiastica (tributo ordinario) alle persone fisiche e se egli può davvero ignorare il canone 1263», ha riferito Marco Basile ad Adista dopo aver ricevuto la missiva. «Il Pontificio Consiglio non ha praticamente risposto alla mia richiesta di chiarimento». Inoltre, ha poi aggiunto con amarezza, «mi sono rivolto al dicastero precisamente perché il vescovo Arborelius e i referenti della sua diocesi non mi hanno mai risposto. E per questo motivo ho deciso di incalzare nuovamente il Pontificio Consiglio».

Nei successivi e informali scambi epistolari con la segreteria del dicastero, Marco Basile ha riscontrato toni diversi e meno evasivi rispetto alla “versione ufficiale”, scoprendo che la questione è stata presa sul serio dal dicastero vaticano, il quale ha chiesto alla Congregazione per i Vescovi, formalmente deputata al rapporto con le Chiese locali, di occuparsi della faccenda. «Da questo ultimo scambio, mi è parso di capire che il Pontificio Consiglio dei Testi Legislativi ha riscontrato, senza ammetterlo esplicitamente, l’incongruenza che avevo rilevato e documentato, chiedendo alla Congregazione per i Vescovi di sollecitare un cambiamento nelle politiche della diocesi di Stoccolma».

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Per ora dunque, nulla di formale. Eppure Marco Basile, che nel frattempo ha «come per magia ottenuto la dispensa permanente» dal pagamento della “kyrkoavgift”, si dice soddisfatto per aver smosso le acque con certo successo. A differenza di altri casi simili – come quello delle diocesi tedesche, balzato agli onori della cronaca nel 2007 dopo la battaglia intrapresa dal docente di diritto canonico Hartmut Zapp (v. Adista n. 35/12) – «questa volta pare abbiano accolto il mio ricorso e si siano mossi per riparare. Evidentemente, da buon ingegnere informatico, ho trovato il bug nel sistema, mostrando come abbiano violato le regole canoniche che loro stessi si sono dati. Ora non resta che attendere le prossime mosse del Vaticano e del vescovo di Stoccolma».

Giampaolo Petrucci , Adista

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