L'Ordine non cambia verso. Forse è meglio uscire

"Ma questo Ordine difende i giornalisti?", si chiede l'ex segretario nazionale Giancarlo Ghirra. E dice: "La direzione di Iacopino spinge verso la chiusura". L'intervento.

redazione 7 ottobre 2014
Sono giornate sempre più dure al Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, sempre più elefantiaco ma trattato come un'aula sorda e grigia da un presidente poco amante della democrazia.

Ieri due colleghi, Carlo Bonini e Pietro Suber, hanno presentato le dimissioni sollevando tre temi delicatissimi: la riammissione di Renato Farina nell'Ordine, la presenza in commissione di un iscritto - già in passato commissario - sul quale sono emerse notizie che non lo rendono certo adatto a interrogare i colleghi più giovani su temi quali la deontologia e l'etica.


Bonini e Suber hanno collegato le loro dimissioni a un terzo punto, che spiega anche i primi due: questo Ordine non può andare avanti così.


Ci siamo presentati alle elezioni con lo slogan 'o si cambia o si chiude', l'attuale presidente dell'ordine Enzo Iacopino non vuole cambiare, non spinge su alcuna riforma. La sua direzione, autoritaria e autocratica, spinge verso la chiusura, e dunque i giornalisti italiani perderanno uno strumento di autogoverno che avrebbe senso se fosse moderno, trasparente, democratico ma non può andare avanti con una gestione burocratica e un carrozzone di 144 consiglieri oltre ai dodici del Consiglio di disciplina.


Che fare, dunque? Ci piacerebbe conoscere il parere di chi ci ha eletto, divisi come siamo, anche dentro la nostra mente, fra l'idea di abbandonare un Cnog sempre meno efficiente e quella di continuare a batterci, anche da minoranza sottoposta a una sorta di dittatura della maggioranza, dentro l'aula scarsamente illuminata dell'hotel D'Azeglio.


Anche oggi siamo qui, a discutere delle dimissioni di un collega che stimiamo, Stefano Napoli, che parla di interferenze sulla formazione professionale, tema delicatissimo per i giornalisti italiani. Ci è stato invece negato un dibattito sulle dimissioni di Bonini e Suber. Verrà concesso a dicembre, ma intanto occorre che ne parliamo noi, nelle redazioni, sui siti, negli organismi della categoria, FNSI, Inpgi, Casagit.

Il futuro della professione, violentata dalla crisi, da editori miopi e politici poco attenti alle ragioni della libertà d'informazione, e' a rischio. E i giornalisti, tutti, devono impegnarsi per una svolta.