Avetrana, oggi come ieri: madri in lotta contro l’avvelenamento della loro terra

Cittadini e ambientalisti contro la costruzione del depuratore consortile: proteste contro gli scarichi nel mare

Protesta delle mamme di Avetrana

Protesta delle mamme di Avetrana

Fulvio Colucci 28 marzo 2017

Sono state anzitutto le mamme di Avetrana a cercare di fermare invano la ruspa che procede allo sbancamento dei terreni dove sorgerà il contestatissimo depuratore consortile. A mani nude e levate al cielo, cifra della protesta non violenta, soprattutto le donne hanno detto ancora no a un impianto (costo complessivo 12 milioni di euro) destinato a risolvere i gravi problemi fognari di due popolosi Comuni della provincia di Taranto, già martoriata dall’inquinamento industriale e dei rifiuti: Manduria e Sava.


Il no è sbocciato dal timore di costi ambientali elevati secondo gli ecologisti contrari sia all'individuazione della località sia allo scarico a mare delle acque reflue. Una battaglia che ricorda da vicino quella combattuta a pochi chilometri da qui nel cuore del Salento, a Melendugno, contro la costruzione dell’impianto terminale del gasdotto Tap.


Tra gli ulivi di Urmo Belsito, diventato luogo-simbolo di resistenza in difesa dell'ambiente e del paesaggio,  la protesta popolare ha mobilitato un centinaio di persone. L’area presidiata quasi tutto il giorno dai manifestanti, appartenenti al comitato contrario alla costruzione dello scarico a mare. Duro il confronto con le forze dell'ordine accorse a garantire la regolare recinzione della zona da parte della ditta Putignano per conto dell'Acquedotto Pugliese.



La polizia ha quasi caricato i manifestanti, “spostandoli” dall'ingresso del cantiere dove poi è transitato il mezzo sul quale era “imbarcata” la ruspa, entrata in azione solo dopo due ore di blocco. Una donna è caduta dopo il contatto con gli agenti in assetto anti-sommossa fortunatamente senza gravi conseguenze.


“Non c’è più democrazia” hanno gridato i cittadini di Avetrana cercando di impedire l’avvio dei lavori e ribadendo le proprie ragioni: il depuratore s’ha da fare ma senza costi ambientali elevati, in una zona vicina ai Comuni interessati, proteggendo il mare dagli scarichi.


La tensione è risalita nel pomeriggio. Donne e uomini del comitato volevano impedire l’ingresso di un secondo mezzo e hanno tentato di occupare la strada. Anche in questo caso, la presenza delle forze dell’ordine ha evitato lo stop, ma la protesta ha ripreso forza nell’aula del Consiglio comunale dove il sindaco di Avetrana, Antonio Minò, ha incontrato i cittadini. Oltre a nuove iniziative, il fronte contrario allo scarico a mare ha in mente una manifestazione da organizzare per il fine settimana. Il sindaco Minò ha chiesto un incontro urgente al prefetto. L’obiettivo è fermare i lavori e trovare una soluzione alternativa per il depuratore.


In realtà gli ambientalisti respingono ora anche l’idea di sostituire lo scarico a mare con i cosiddetti “buffer” ecologici, sorta di vasche di accumulo nelle quali finirebbero le acque di fogna depurate. A non convincerli è il fatto che, nel caso di piogge o di guasti all’impianto, l’acqua in eccedenza, il cosiddetto scarico emergenziale, finirebbe in mare. Dei 10 mila metri cubi di liquami giornalieri da depurare qualcosa potrebbe sfuggire al processo di affinazione con le immaginabili conseguenze in termini di inquinamento della costa.


Il progetto dei “buffer” piace al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che lo ha sposato in pieno vantandosi così di aver trovato l’alternativa grazie alla quale garantire la depurazione salvaguardando l’ambiente. Il governatore ha sbandierato questa come soluzione finale al problema, giocandosi un’altra “carta” ecologista come quella delle prescrizioni non rispettate calata a Melendugno sul tavolo Tap per impedire l’espianto degli ulivi. 


Non era ancora spenta l’eco della protesta di Avetrana (ma la protesta non appassirà presto, anzi) che Emiliano rendeva noto su Facebook il suo pensiero: “Appena il Comune di Manduria approverà il progetto per l’eliminazione dello scarico in mare modificheremo il nostro progetto”. Il Consiglio comunale di Manduria è stato convocato il 7 aprile per votare la modifica, ma attenzione: si tratterà di una seduta a rischio visto il precedente: lo scorso 17 febbraio, al primo tentativo, l’assemblea cittadina bocciò il progetto alternativo caldeggiato da Emiliano. A far saltare il banco fu proprio il voto dei consiglieri di maggioranza del Partito democratico di cui Emiliano vuol diventare segretario.


Sono state anzitutto le donne, le mamme, le loro lacrime a sfidare la ruspa che ad Avetrana sta tracciando il confine del luogo nel quale sorgerà il depuratore consortile.



Come 35 anni fa furono le donne, le mamme con i propri figli, nei passeggini o mano nella mano a dire no, in prima fila nei cortei, alla costruzione della temuta centrale nucleare. Una sfida vinta per salvare il Salento che all’epoca, nel 1982, coinvolse i cittadini, il popolo, al di là dei colori politici. Un miracolo forse irripetibile o forse no. “Giocarsi anche l’ultimo pezzo di cuore” dicono intrepidi i giovani del comitato contro lo scarico a mare. E una di loro, Martina Tarantini, chiosa con candore: “Lì il depuratore non deve starci”. E nei suoi occhi trema alla luce emozionato, appassionato, il verde riflesso del mare e degli ulivi, crisma indelebile di un Salento oggi come non mai terra del rimorso.