La procura: "Il suicidio assistito non viola il diritto alla vita"

Chiesta l’archiviazione per Marco Cappato per il caso di Dj Fabo. Il tesoriere dell'associazione Coscioni si era autodenunciato per aiuto al suicidio.

Marco Cappato

Marco Cappato

globalist 2 maggio 2017

"Le pratiche di suicidio assistito non costituiscono una violazione del diritto alla vita quando siano connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale o gravida di sofferenze o ritenuta intollerabile e/o indegna dal malato stesso". Così la procura di Milano ha chiesto l'archiviazione per Marco Cappato, tesoriere della fondazione Luca Coscioni. Cappato si era autodenunciato per "aiuto al suicidio"; il 27 febbraio scorso dopo la morte in una clinica Svizzera di Dj Fabo, così era scattata l’inchiesta.


Il provvedimento firmato dal pm Tiziana Siciliano, dovrà ora passare il vaglio di un gip, prima di diventare definitivo e potrebbe essere accolto oppure respinto, sollecitando nuove e più approfondite indagini oppure disponendo l’imputazione coatta dell’indagato.


Per i magistrati, Marco Cappato ha aiutato Dj Fabo ad "esercitare il diritto alla dignità umana", per questo puntano sulla richiesta di archiviazione. 


Cappato (insieme con Mina Welby), è indagato anche dalla procura di Massa per il reato di istigazione o aiuto al suicidio, in relazione alla morte di Davide Trentini, il 53enne malato di sclerosi multipla, deceduto il 13 aprile in Svizzera dove era stato accompagnato dalla Welby per ottenere il suicidio assistito.