La morte annunciata di Ester Pasqualoni è il simbolo del fallimento della giustizia

Troppo spesso le grida di dolore delle persone perseguitate non vengono ascoltate. Ora bisogna davvero cambiare

Stop femminicidio

Stop femminicidio

Gianni Cipriani 22 giugno 2017

Ester Pasqualoni è stata brutalmente uccisa. Un omicidio annunciato e che nessuno ha saputo o voluto o potuto impedire.
Ester Pasqualoni poteva essere nostra sorella, o nostra madre, o nostra moglie, fidanzata, amica. Perché la violenza che ha portato tragicamente via la dottoressa abruzzese è un male che sta in mezzo a noi e, forse, molte volte più vicino di quanto possiamo immaginare.
Commetteremmo un grave errore nel pensare che queste storie possano riguardare solo gli altri. Non è cosi. Nessuno ne è immune.
La morte del killer non chiude questa storia. Perché quello che è accaduto, oltre all'orrore umano e al dolore di chi la conosceva e le voleva bene, è il grande senso di sconfitta che avvertiamo come comunità di persone e la terribile sensazione di fallimento della Giustizia, sentendo il racconto di denunce archiviate e di un persecutore libero di trasformare in un incubo la vita della sua vittima fino al gesto estremo di ucciderla.
Questa morte - l'ennesima - non può rimanere senza risposte. La legge, se c'è, non basta. O non viene correttamente applicata. O lascia troppi margini di dicrezionalità.
Qui non si tratta di introdurre norme liberticide che possano far finire in galera innocenti, magari falsamenti accusati. Qui si tratta di fermare gli stalker e gli ex violenti senza sconti e senza sottovalutazioni. Non si possono trattare vicende simili come se si trattasse di una denuncia di smarrimento; non si possono far gestire vicende simili da chi - in alcuni casi - non ha né strumenti culturali, né empatia per comprendere davvero l'angoscia delle vittime.
Occorre uno scatto di qualità. Forze dell'ordine sempre più preparate e qualificate per poter trattare queste materie; pubblici ministeri attenti e che ci pensino bene prima di archiviare.
Tante cose si possono fare. Meno una: lasciare le cose come stanno.
Il parlamento italiano potrebbe ritrovare un minimo di dignità disponendo un'indagine conoscitiva; una valutazione di cio che è accaduto in questi anni per poter individiare rimedi e soluzioni, migliorare leggi e norme.
Gli omicidi e femminicidi annunciati sono ancora più devastanti e destano una rabbia ancora più acuta. Troppi stalker, troppa violenza contro le donne. E troppe volte la giustizia è arrivata quando non c'era più nulla da fare.
Fate presto, prima di dover piangere altre vittime circondate impunemente da quelli che domani saranno i loro assassini.