Igor, Ezechiele, Norbert: le mille identità di un killer feroce

Chi è Igor il russo, che in realtà è serbo, si chiama Norbert Feher, nato 36 anni fa a Subotica. Rimase in carcere per 5 anni in Italia. Un detenuto modello. La parabola di morte di un uomo pronto a tutto

La pagina Fb di Igor, uomo dalle mille identità

La pagina Fb di Igor, uomo dalle mille identità

globalist 15 dicembre 2017

Un personaggio strano, scaltro, pronto a tutto. La storia criminale di 'Igor il russo' è un'escalation che racconta di un rapinatore sgangherato e bizzarro divenuto killer spietato, multiplo nelle identità e multiforme nei comportamenti. Chi è quest'uomo che per semplificazione giornalistica abbiamo chiamato Igor il russo? Una specia di agente tra le paludi, un Ninja, un fantasma inseguito invano da centinaia di uomini tra due province e infine come un latitante inafferrabile all'estero, dove in effetti aveva trovato rifugio. La sua vera identità è Norbert Feher, serbo e non russo, nato 36 anni fa a Subotica, città al confine con l'Ungheria. Feher fece parlare per la prima volta di sé in Italia nel maggio 2007, quando fu arrestato come Igor Vaclavic, nato a Tashkent, Russia, per la verità Uzbekistan, nel 1976, cinque anni in più di quelli che invece gli attribuiscono ora le carte giudiziarie. Aveva rapinato agricoltori, minacciandoli con arco e frecce, tra Ferrara e Rovigo. Cinque colpi messi a segno vestito da guerriero: faretra sulle spalle, coltello legato ad una gamba, una bandana nera in testa. Si racconta che per sfuggire arrivò ad immergersi in un canale, respirando con una canna. Rimase in carcere tre anni e quando uscì fu raggiunto da una prima espulsione dall'Italia firmata dal questore di Rovigo (ne seguirà un'altra), rimasta sulla carta. Libero, riprese le rapine nella zona di Argenta, nel Ferrarese, tra canali e boscaglia che conosceva: casco in testa e ascia in mano. Arrestato di nuovo, fu condannato a cinque anni e quattro mesi, ma per buona condotta uscì dal carcere di Ferrara nel maggio 2015. Lo chiamavano Ezechiele, all'epoca. Detenuto modello, col passato misterioso e che vantava una militanza nell'Armata rossa, leggenda priva di fondamento ma capace di accompagnarlo per parte dei suoi mesi. Le relazioni su di lui erano perfette e la liberazione anticipata era impossibile da negare. Buoni rapporti con tutti, partecipava ai corsi di serigrafia digitale e di yoga, al catechismo e al coro. "Non ha mai sgarrato - ha detto di lui don Antonio Bentivoglio, cappellano della struttura penitenziaria - ha sempre seguito il regolamento carcerario. Lo chiamavo per fare le pulizie della chiesa, era bravo in cucina". Ma di sè, tendenzialmente, Igor non parla. Oppure inventa: racconta che fuori dal carcere in tanti sono pronti a dargli un lavoro, mentre ad altri dice di avere un passato come fante nell'esercito russo, di cui sarebbe stato disertore. Tutto falso. Dalla Serbia fugge e quando riemerge nei casellari giudiziari, ricomincia a fare quello che faceva prima: delinquere. Con alcuni compagni mette in piedi una banda, quella che rapì e uccise nel settembre 2015 il pensionato Pier Luigi Tartari, ad Aguscello di Ferrara, fatto di sangue a cui Igor- Norbert, però, non partecipò. A suo carico viene comunque emesso un mandato di arresto per tre brutte rapine ed è quello il provvedimento con cui lo si inizia a cercare quando emergono i primi sospetti su di lui per l'omicidio del barista Davide Fabbri, a Budrio. Ma mentre per le rapine era irreperibile, sui social andava a mille. Facebook ha tutt'ora un profilo a nome Ezechiele Norberto Feher, 'libero professionista', dove si possono vedere le sue foto in giacca e cravatta in giro per Ferrara, oppure con personaggi travestiti dai 'cosplay' dei fumetti, oppure a Valencia, proprio in Spagna, terra che evidentemente frequentava già. Le sue tracce riemersero nella notte tra il 29 e il 30 marzo, quando una guardia giurata fu rapinata da un uomo armato di fucile da caccia della sua Smith&Wesson calibro 9 argentata. La stessa arma usata poi per uccidere, il primo e l'8 aprile, prima di sparire. Fino all'altra notte in Spagna, appunto.
È stato fermato a Teruel dopo uno scontro a fuoco in cui sono morte tre persone, fra cui due militari iberici. E forse, finalmente, la sua parabola di morte, è finita